cucino in giardino

sentieri golosi tra fiori e verdure

mercoledì, maggio 30, 2007

mm03 - muffin di ciliegie e latte di mandorla speziato

Eccoomiii!

Non potevo mancare al richiamo di sandra-gourmet!

Anche questo blog partecipa al gran giorno dei muffin speziati

Post veloce veloce, ricetta e via…a momenti meno stressssanti (forza che il fine settimana si avvicina!)

Allora, anche se la foto è un po’ balenga – sembra una roba natalizia! – i muffin sono morbidi e succosi, e il gusto delle spezie esalta la succosità delle ciliegie.

Ho fatto bollire 240 g di latte di mandorle con due anici stellate, un pezzetto di cannella , la buccia secca di un mandarino e una capsula di cardamomo, poi ho lasciato in infusione per circa un’ora.

Nel frattempo ho snocciolato e tagliato a metà una tazza di ciliegie mature, circa tre etti e le ho spolverizzate di zucchero di canna e cannella in polvere.

Ho mescolato 260g di farina di farro integrale con 110 g di zucchero di canna integrale (dulcita), un pizzicone di sale, un cucchiaio raso di cremor tartaro e un cucchiaino raso di bicarbonato e un pizzico di pepe nero macinato fresco.

In una ciotola ho filtrato il latte speziato, ho aggiunto 1 uovo e 90 g di olio di girasole spremuto a freddo e ho emulsionato bene.

Ho mescolato piano gli ingredienti secchi con quelli liquidi, con un cucchiaio di acciaio – funzia meglio che con quello di legno, e per ultime ho aggiunto le ciliegie appena infarinate.

Via tutto nei coppettini di carta e in forno a 180° per circa20 minuti.

Il sapore ricorda la lizer torte di ciliegie, un grande classico delle mie parti.

Un saluto goloso a tutti cat

domenica, maggio 20, 2007

bionda stella californiana

Pedalando tutto trafelato, l’altro giorno STOP lavori in corso! Deviazione sulla ciclabile che faccio tutti i giorni, maledizione! che la mattina, andando al lavoro, c’ho i minuti contati; piego per una strada alternativa. Vado via come il vento per recuperare i minuti perduti (perché fisso gli appuntamenti alle otto di mattina?) quando con la coda dell’occhio vedo una nuvola giallo limone.

hiiiiick, inchiodo la bici, torno indietro ed entro in una corte letteralmente illuminata da un gigantesco Fremontodendron.

Sbalorditivo! Li avevo sempre visti in vaso, miserelli e un po’ “legnosetti”, e non avevo mai pensato potessero crescere così bene con le nostre temperature invernali.

L’albero era addossato alla parete nord della casa ed era stracolmo di stelle giallo limone e giallo tuorlo d’uovo, naturalmente non mi sono trattenuto e ho annusato i fiori: niente, nessun profumo, in compenso mi sono trovato la polo azzurra tutta tappezzata di cipria gialla!

Probabilmente si tratta di un ibrido di Fremontodendron californicum, il “Pacific Sunset”, che ho letto riesce a sopravvivere anche a – 15°, adora il calcare e i terreni sabbiosi e non necessita di irrigazione in estate.

Sono arrivato all’appuntamento in ritardo, tutto sporco di giallo (compreso il naso, come mi ha fatto notare la persona che mi aspettava) ma ho fatto subito vedere le foto e ho spiegato che un Fremontodendro fiorito giustificava pienamente dieci minuti di attesa…fortunatamente l’ ha presa sul ridere.

Avrei dovuto cercare qualche piatto californiano, ma i paccheri che mi sono portato dal Ischia erano troppo invitanti e la voglia di pasta alle stelle, quindi

PACCHERI PEPERONI E CECI NERI

Non fatevi scoraggiare dai tempi di preparazione dei singoli componenti, se avete gli ingredienti già pronti, la pasta si prepara nel tempo di cottura dei paccheri!

Ho messo a mollo i ceci neri per 48 ore(vecchia specie umbra, molto più saporiti dei ceci bianchi, ma un pochino più coriacei), cambiando spesso l’acqua, dopodiché li ho messi in pentola a pressione, con alloro, carota e cipolla – niente sale che rende la buccia durissima!, e ho fatto cuocere per 40’, li ho scolati e li ho conservati in frigo e in freezer in vasetti.

Ho preso tre peperoni rossi dalla buccia turgida e li ho messi sulla grata in forno ventilato a calore massimo, dopo 10 – 15 minuti erano belli abbrustoliti, li ho messi in un sacchetto di carta (di quelli del pane) ho chiuso bene e ho aspettato che si raffreddassero. Dopo qualche minuto ho aperto il sacchetto, ho pelato i peperoni – il trucchetto del sacchetto facilita di molto la spellatura- e ne ho ricavato dei filetti, che ho messo in frigo in un barattolo.

Il giorno della voglia di pasta ho messo a bollire l’acqua salata della pasta e ci ho buttato i paccheri, belli ruvidi e opachi, trafilati in bronzo (di bronzo le trafile mica i paccheri eh !) insieme ai ceci neri; nel frattempo ho scaldato i filetti di peperone con il vapore della pasta e ho messo a soffriggere in un pentolino alcune cucchiaiate di olio evo con poco aglio tritato e peperoncino. Quando cominciava a sfrigolare ho aggiunto, in un colpo, due belle manciate di pane grattugiato e ho fatto abbrustolire per bene.

Ho scolato pasta e ceci e li ho conditi con i peperoni, un filo di olio evo, tanto basilico tagliuzzato con la forbice e una bella spolverata di pane all’aglio.

Buona settimana a tutti, saluti golosi cat

lunedì, maggio 14, 2007

onda blu 2

Mi piace molto andare in bicicletta, sentire i muscoli che si scaldano, immaginare le calorie che si volatilizzano e l’idea di contribuire un pochino a limitare la produzione di zozzuria in questo mondo, ma se devo dirla tutta, guidare l’automobile, magari da solo, per raggiungere cantieri sperduti o giardini da visitare su per le montagne, mi piace ancora di più!.

In macchina posso finalmente ascoltare la radio (durante il lavoro mi rende nervoso), riorganizzare le idee (mi spedisco 100 messaggi vocali, sii con l’auricolare non vi preoccupate- tipo libri da comprare – ricette da provare – post da postare …), mi succede la stessa cosa nuotando, solo che è un po’ più difficile prendere appunti!

Cosa c’entra tutto ciò con il post: venerdì mi sono fatto tutto d’un fiato la Val Gardena andata e ritorno e poi via, in Val Pusteria, fino al confine.

L’anno scorso durante un viaggiuzzo simile ero rimasto affascinato da questi prati rigogliosi, quest’anno: la sete!

I prati hanno l’aspetto che di solito hanno in giugno, siccitosi, con le fioriture appassite e spente, povere mucche quest’anno poche leccornie.

Di ritorno da San Candido però, per “sgranchirmi le gambe”, ho accostato la macchina lungo la strada, vicino ad un boschetto lungo il torrente Drava.

Verso strada sembrava un boschetto magrolino ma, fatti due passi, belloo, un fiume azzurro cielo di non-ti-scordar-di me (Myosotis scorpioides), una striscia lunghissima, un'esplosione di puntini azzurri.

E non è finita qui, poco più dentro il bosco, un’altra sorpresa, una via lattea di stelle-anemoni (Anemone trifolia), che vibravano nella penombra del boschetto, punteggiata qui e là da minuscole viole giallo vivo (Viola biflora), messe in risalto dal muschio verde acido, e, sui rami stelle-clematidi azzurro violetto (Clematis alpina), un firmamento di fiori da rimanere a bocca aperta, specialmente dopo la delusione dei prati rinsecchiti, e il tutto a pochi passi dalla strada.

Questi piccoli giardini sottobosco, che si conquistano i luoghi più assurdi, si adattano ai terreni più magri e riescono a cicatrizzare gravi squarci nel bosco , come un cantiere stradale, sono per me, una fonte di ispirazione potentissima, e hanno tutto il mio affetto.

Per merenda, visto che non sono nemmeno riuscito a pranzare, mi sono fermato a Monguelfo e ho acquistato, in una panetteria-pasticceria (i miei esercizi pubblici prediletti!!) un pane dolce alle nocciole, che mi sono quasi interamente spazzolato guidando, a bocconi soddisfatti, ripensando al boschetto.

L’effetto del gusto del pane e del ricordo dei non ti scordar di me (forse era solo la famazza!) è stato tale che, nonostante abbia riempito tutto il sedile di briciole (se lo avessero fatto i pargoli…) non mi sono nemmeno incavolato.

L’effetto è magicamente sparito come ho varcato il portone del garage: ho “dovuto” passare tutto con l’aspirapolvere, ma se volete provare anche voi, eccovi la ricetta

CORONA DI PANE DOLCE ALLE NOCI

Ho mescolato in una ciotola 500 g di farina semi-integrale con 60 g di zucchero mascobado, un pizzicone di sale e una bustina di lievito di birra disidratato, la punta di un coltello di vaniglia naturale in polvere; ho aggiunto 80 g di margarina bio liquefatta (forse funzia anche con olio di girasole) frullata con ¼ di latte di riso caldo e ho impastato bene e a lungo, finché la pasta non è risultata elastica ; ho coperto con uno strofinaccio umido e ho lasciato lievitare per un’ora.

Ho impastato nuovamente e via, un’altra ora a riposare.

Nel frattempo ho tritato250 g di noci, e le ho “cotte” per pochi minuti con altri 50 g di margarina di girasole bio, con 60 g di zucchero mascobado, ancora un po’ di vaniglia, la buccia grattata di un limone e un pizzico di cardamomo (pochissimo).

Ho tirato la pasta nello spessore di un cm e mezzo, ci ho spalmato la farcia di noci, ho arrotolato a “strudel”, ho inciso la superficie con cinque sei tagli di forbice e ho messo a lievitare in uno stampo per ciambelle oliato per altri 15’.

Ho messo in forno pre-riscaldato a 175° per circa 45’, ho sfornato e ho spolverizzato cn zucchero a velo.

Mmm il gusto è magico anche in versione veg, durante l’assaggio non ho nemmeno visto le ditate di unto sui mobiletti della cucina! Saluti golosi cat

mercoledì, maggio 09, 2007

la mortella

Un piccolo sogno realizzato!

Era da molto tempo che volevo visitare Ischia, ma soprattutto il giardino della “Mortella “ a Forio, giardino venerato da tutto il popolo dei giardini…oramai era diventato un chiodo fisso.

Il fine settimana del primo maggio si è presentata una golosissima occasione: i nonni si sono resi disponibili per tenere i piccoli mostri e mrs. Bee ed io ci siamo regalati una piccola vacanza romantica (e anche un po’ reumatica, faceva un freddo! Per fortuna le terme calde ci hanno coccolati e ristorati).

Che bellezza!, a sud, in primavera non c’èro mai stato e non avevo mai potuto apprezzare le fioriture selvatiche per le quali vado matto.

Il paesaggio che conoscevo è quello estivo, riarso dal sole, e lo spettacolo dei campi fioriti, di fiori tutti diversi da quelli che sono abituato ad incontrare, mi ha entusiasmato.

Logicamente ho trascinato anche mrs. Bee sulle pendici del monte alle spalle di Forio (ecchissiricordapiùcomesichiama?) in giro per terrazze coltivate a limoni vigneti e olivi, e la camminata ci ha regalato squarci di paesaggio mediterraneo, che a noi montanari ci attirano e stordiscono come le vespe con l’uva matura.

Sinceramente il moto che ci ha spinti ad inerpicarci per sentierini e straducole è stato molto più goloso e prosaico ma…zot, siamo stati puniti! Al parcheggio abbiamo subito adocchiato un cartello (a dire il vero un po’ arrugginito..hem) : forno-pasticceria da Franco con parcheggio…si va!

E cammina cammina, dopo quasi un’ora abbiamo intuito che forse, la sfogliatella riccia ce la potevamo anche scordare e che forse, era meglio consolarsi con il paesaggio.

Ma torniamo ai giardini della mortella: perché alcuni giardini sono così affascinanti?

Personalmente mi faccio rapire dai giardini nei quali si intuisce ancora l’intenzione, il segno progettuale dell’ideatore (se si tratta della mano di un fuori classe come Russel Page, il godimento è doppio!), ma, piano piano, il disegno pulito e le intenzioni sono state riconquistate dalla popolazione dei fiori spontanei.

La mortella, specialmente nella parte bassa, è tutta un susseguirsi di piccoli spazi, viuzze, scorci, un po’ in ombra, altri in pieno sole, coperti da un tetto di alberi ormai diventati giganti, dove la fantasia corre subito ai quadri del Doganiere (Henri Rousseau) o al bosco di Kirikù e della strega Karabà; oppure mi immagino passegiate serali, della proprietaria argentina, vestita con magnifici abiti degli anni quaranta.

La vegetazione di felci arboree, e preziose piante tropicali è mescolata a ciuffi di aglio selvatico, cisti nostrani, elicriso; piccoli gioielli mediterranei che incorniciano e mettono in risalto le bellezze delle esotiche primedonne (Eritrina, …).

La visita al giardino è valsa la vacanza fugace, l’acqua che ci siamo cuccati lunedì, il terrificante viaggio di ritorno e il muso dei piccoli mostri al nostro ritorno…eppoi ho annusato e ascoltato il mare e adesso posso andare avanti fino a quest’estate! Saluti

No, niente saluti golosi ‘stavoltan è un periodo che le pentole non riesco nemmeno a vederle, ma il fine settimana si avvicina…cat

mercoledì, maggio 02, 2007

fòssi

Come mi piace muovere a sud, il problemino è che ieri è piaciuto a molti mettersi in viaggio! 12 ore di auto con brevissime soste, e non ero andato poi così tanto a sud (chi è causa del suo mal..).

Siamo tornati a casa a mezzanotte, sfiniti ma contenti, ma non c’è stato verso di addormentarmi, come chiudevo gli occhi mi si parava di fronte il parabrezza, il volante e tutto il paesaggio italiano in movimento, un delizioso incubo!

Non ho ancora avuto il tempo di scaricare le foto e organizzare un posticino, ma oggi, andando al lavoro, il fosso che costeggio in bici era uno sfavillare di giallo e verde, e mi sembrava che i rospi e le raganelle mi esortassero a fermarmi, nonostante il ritardo (accidenti alle vacanze troppo corte!), non potevo non ascoltarle!

Quest’anno ce l’ ho fatta, ho fotografato la fioritura dei ranuncoli e degli Iris pseudacorus prima che il consorzio di manutenzione del fosso ranzasse tutto a zero.

Lo scorso anno mi sono fatto prendere dalla pigrizia, “ma si, li fotograferò domani, poi domani…” finché un mattino ho trovato un bel praticello rasato, ma a che cappero serve tosare le sponde dei fossi???

Per fortuna le piante acquatiche e riparali, sono fortissime, e a capo di qualche settimana era tutto ricresciuto, ma dei giaggioli d’acqua mi rimaneva soltanto il ricordo.

I fossi sono un tassello importantissimo nel sistema del paesaggio agrario, non sono solo affascinanti per le fioriture e il profumo umido (si si, profumano!...e un giorno al profumo dei fossii...come canta Vinicio), ma le ripe e le sponde accolgono tantissimi animali e specie vegetali diverse, sono dei piccoli mondi liberi, un po’ spettinati, che portano la vita in un universo di natura “addomesticata” , a meno che non gli si voglia tosare per benino!

In giallo verde anche il piattuzzo di oggi

RISOTTO AGLI ASPARAGI MANTECATO ALLO SHIRO MISO*

Questo risotto farà la felicità dei miei amici vegani (no, non quelli di goldrake), perché nulla degli ingredienti appartiene al regno animale, a parte l’ispirazio del cuoco.

Ho lessato gli asparagi al dente e ho conservato l’acqua.

Ho soffritto in olio evo un piccolo scalogno e ci ho tostato il riso (vialone nano), poi ho aggiunto gli asparagi tagliati a tocchetti, conservando a parte le punte, ho aggiunto il brodo di asparagi con pochissimo sale (IMPORTANTE il miso è molto salato!!) e ho portato a cottura.

Se vi piace all’onda lasciatelo un po’ brodoso (a me piace così) altrimenti fate evaporare ancora il brodo.

Prima di servire “mantecate” con due belle cucchiaiate di shiro miso e aggiungete le punte d'asparago (*miso chiaro di solo riso e soia, lo so che non fa bene come il miso scuro e fermentato, ma è così buono!).

Il gusto salato e nocciolato del miso chiaro si è sposato bene col fresco boscoso degli asparagi, ora vado a nanne, spero che l’effetto video game non si presenti anche stasera, saluti golosi cat