cucino in giardino

sentieri golosi tra fiori e verdure

domenica, marzo 30, 2008

passeggiata di passaggio

Domenica sull’altopiano, né inverno, né primavera, un passo ti scopri, il successivo tiri su il bavero, un po’ di neve un po’ di fango. A valle è il momento dei gialli, quassù, tra i larici nudi e i prati grigio argento siamo appena ai blu, i primi a spuntare: colchici, polmonarie, epatiche.

Tra i piccoli fiori di fine inverno, a sbucare tra i porfidi e le terre argillose, anche i miei preferiti, i Polygala chamaebuxus, crescono in condizioni limite, si adattano ai terreni più poveri, ma non conosco nessun vivaista che li possa procurare, peccato (ho anche provato a trapiantarli, ma, da creature del bosco, trasportate in giardino non hanno mai voluto saperne di mettere radici!). Bisogna accovacciarsi per apprezzarli al meglio e tuffare il naso nei mazzetti di fiori giallo-violetto, o bianco-arancio, che ricordano le bocche di leone e spiccano sulle piccole foglie sempreverdi simili al bosso. Chiudere gli occhi e annusare: uno squisisto profumo di pesca, molto simile a quello degli Osmanthus, mescolato al profumo delle foglie secche, sembra quasi di poterlo assaggiare, rimane in mente a lungo, e una volta assaggiato, è difficile scordarlo.

Mi attardo nella discesa, i licheni alla luce del sole al tramonto si accendono e creano paesaggi bizzarri di ombre allungate sugli steccati e sui tronchi, ai lati del sentiero folte macchie di erica, tanta erica, iridescente nel sottobosco appena illuminato sulla strada del ritorno,abbiamo fatto tardi!

Che festa l’ora legale, un’ora di sonno in meno ma quanta luce regalata. Questa settimana non ho cucinato un cappero, ma vi lascio sgolosare sulla gara di torte del lunedì di pasquetta, dai nonni, era anche il compleanno della mia mamma, e di torte e dolcetti vari ce n’ erano parecchi, se me le forniranno, vero amici!!!, posterò anche le ricette, buona settimana cat

sabato, marzo 22, 2008

la spesa nel prato e le uova di coniglio

Questo fine settimana siamo andati ad accompagnare i pm dai nonni che, alla riffa pasquale, hanno “vinto” una meravigliosa settimana premio di babysiteraggio! E pensate che non avevano nemmeno acquistato i biglietti…che fortuna!

La primavera dalle parti del lago (di Garda) è in netto anticipo e le distese di violette, come un accattivante messaggio promozionale, a chi sa cogliere il messaggio, annunciano l’apertura della stagione della spesa nel prato!

Con la bee rintanata in casa a giocare a scarabeo con pm e nonni, ancora troppo freddo per i suoi gusti, mi sono incamminato diretto ai “soliti posti”, sapendo e pregustando già quello che avrei trovato.

I “soliti posti” sono l’orgoglio assoluto dei “bottinatori” , chi va a funghi, bruscandoli o erbe, mai vi confiderà il suo posto migliore, sono piccoli segreti che si tramandano solo agli “iniziati”!

Le passeggiate lungo le capezzagne e gli incolti non deludono mai, basta osservare, ricordare e raccogliere senza “predare” e l’idea di assaggiare un po’ di prato è da un po’ che mi puntella.

Se mi volete imitare vi prego, che poi non voglio avervi sulla coscienza, assicuratevi che il terreno non si trovi ai margini di strade trafficate o che non sia stato appena diserbato o concimato pesantemente, io raccolgo solo dove so che mi posso fidare!

Qualche settimana fa avevo già trovato parecchie primizie tenerelle e appena spuntate, ma “questo giro” è stato più fortunato.

borsa del pastore

piantaggine

Nel boschetto di robinie ancora spoglie ho raccolto la Capsella bursa pastoris, la borsa del pastore, con le sue rosette di foglie simili a quelle di quercia, buona quanto gli spinaci, ma solo se colta prima della fioritura, e per accentuare il gusto ho mescolato alcune foglie, scelte tra le più tenere, di Plantago major, la piantaggine, dall’incredibile sapore di porcini al burro! Provare per credere, mescolate poche foglioline appena nate all’insalata!

Sdraiato sul prato per godermi da vicino e fotografare le minuscole fioriture di Erodium (credo!) e Veronica e per fissare nella memoria i perfetti abbinamenti di colore, ( il tappeto di gialli acidi delle euforbie, con la fumaria violetta a contrasto, vibravano nella luce grigia e un po’ elettrica del pre-acquazzone, ed avevano una forza compositiva potente), ho notato i boccioli dei denti di leone, e mi è venuto in mente che si possono conservare sotto sale, come i capperi.

Detto fatto, e già che c’ero ho raccolto 100 tarassachi (Taraxacum officinalis) gialli dorati. Li avete mai osservati da vicino? Sembrano così semplici, ma hanno petali dalla punta quadrata, dai quali spuntano minuscoli riccioli gialli.

Gira che ti rigira mi sono trovato sulle balze del vecchio vigneto, il posto delle silene (Silene vulgaris), che, puntuali, sembravano ciuffi di spinaci pronti per essere raccolti e non mi sono certo fatto pregare, anzi, ne ho approfittato per mettere nel cestino anche un ciuffo di sanguisorba, la Sanguisorba minor, che nelle insalate ricorda un po’ il cetriolo e cresceva proprio accanto alle silene.

sanguisorba

silene

Sono tornato a casa soddisfatto del mio buon bottino (a dire il vero c’erano anche bruscandoli e gallinelle, ma questa è un’altra storia…) e con nonne, bee e pm ci siamo messi a colorare le uova di Pasqua.

Non ho mai capito perchè le uova di Pasqua le porti il coniglio??ci vorrebbe una spiega....aiuto mitica mitì!

Abbiamo preso delle belle uova bianche, ma anche quelle marroncine vanno benissimo, e dal prato e dal giardino abbiamo raccolto le foglioline più interessanti: le foglie appena spuntate di rose e prezzemolo sono le migliori, ma anche quelle dell’artemisia, delle carote, delle mimose, i fili d’erba; più sono fresche e morbide, meglio è.

Abbiamo appoggiato le foglie alle uova e le abbiamo avvolte saldamente con vecchi pezzi di collant, fermando saldamente i lembi con i fili di ferro “chiudisacchetto”; ci vuole un po’ di pazienza, il trucchetto è quello di inumidire appena le foglie per farle attaccare bene.

Poi è arrivata la parte più divertente e un po’ stregonesca: in due pentole differenti abbiamo messo a bollire le uova rispettivamente con le bucce di 5-6 cipolle rosse, e le bucce di cipolla gialla con i fiori di tarasacco e un po’ di sale grosso. Passati gli 8 minuti canonici, abbiamo lasciato raffreddare le uova nella loro tintura e poi, con delicatezza, abbiamo eliminato collant e foglie.

Sorpresa! Sulle uova si sono impresse in negativo le immagini delle foglie, di un bel giallo carico e le uova hanno preso una bellissima colorazione rossiccia e rosata; al prossimo giro di uova provo anche con le rape rosse e con gli spinaci!

Le uova crepate ce le siamo pappate per merenda, tiepide con un pizzico di sale.

Cosa ho fatto con la spesa del prato?

CRESPELLE DI CECI E CASTAGNE CON LA BORSA DEL PASTORE

Ho fatto una pastella con farina di ceci e di castagne in parti uguali, stemperandola con acqua e poco sale e lasciandola una notte in frigo. Il giorno dopo ho rosolato in olio evo dei cipollotti freschi con le foglie della borsa del pastore e della piantaggine e pochissima acqua; ho fatto una besciamellina con olio evo, farina integrale e latte di riso, l’ho lasciata cremosa e ci ho aggiunto le erbette, ci ho dato di noce moscata e pepe; ho fatto le crespelle con la pastella, cuocendole con poco olio e le ho riempite con le erbette. Morbidose!

Con la silene invece ho fatto un

RISOTTINO SILENE E FRAGOLE

Ho appena dorato uno scalogno tritato in olio evo e ci ho tostato il riso, un vialone nano di Isola della Scala che è un portento e non delude mai, nemmeno se lo fai bollito! Ci ho aggiunto un bel mazzo di silene mondata e tritata, ho aspettato che l’insieme soffriggesse nuovamente e ci ho versato alcune mestolate di brodo di verdure, ho mescolato appena , e ho continuato ad aggiungere il brodo. Ho portato a cottura bello all’onda, un po’ brodoso, come piace a me e ho aggiunto una cucchiaiata di burro e ho mantecato per benino, senza formaggio che mi uccide il saporino di prato! Era buono anche così, ma con le fragole che ho trovato al super (siciliane, belle mature e ad un prezzo ragionevole) saltate velocemente in padella con un po’ di burro, sale e pepe, lasciandole ancora croccanti, aveva proprio un gusto primaverile!

Con i fiori di tarasacco ci ho fatto il “miele”; li ho puliti dal “verde” e lasciati appassire un giorno, poi li ho cotti con un bicchiere di acqua e tre bicchieri di malto di riso per circa 15’, ho filtrato e invasato bollente. Questo miele dicono aiuti a combattere il mal di gola e la tosse, purifichi il sangue e abbia altre infinite proprietà, insomma, come diceva il mio nonno mantovano: pürifica, santifica, el möve el cataro, el fa pisar ciaro!

Io me lo pappo col pane, e già così, assaporando il sapore di prato, mi sento benone!

Buona Pasqua a tutti o se preferite, buona primavera,cat

giovedì, marzo 13, 2008

tra ghiaccio e fiori

Quando già stai gustando il primo sole caldo, con la testa e i pensieri ormai in primavera, nevica.

Una nevicata improvvisa,bassa bassa, stupida e senza nessuna ragione, a sfiorare la città e a paralizzare e sospendere ogni entusiasmo di bella stagione.

Sai già quello che ti aspetta, sai quanta pazienza ci vuole perché tutto torni leggero e all’inizio non sai proprio come fare ad affrontare il gelo e la rabbia e lo sconforto ti lasciano senza forze.

Ma se riesci a sopraffare lo sgomento e ti guardi intorno, scopri che i germogli, solo apparentemente delicati, incuranti del gelo, tornano a fiorire, sempre!

La natura è più forte di quello che pensiamo, così mi piace credere e ne sono convinto.

Ho nuovamente voglia di fori, del loro profumo e proprio in questo periodo di quasi primavera, come nel periodo di quasi inverno, sono concentrate le fioriture più profumate.

Il profumo sveglia gli insetti dal torpore invernale (solo gli insetti?), o invoglia gli insetti ritardatari a fine autunno; approfittiamone per tuffare i nasi nelle corolle, impolverarci con il polline la punta del naso e …a quel paese anche l’allergia! Bella professione mi sono scelto!

Ho notato che i fiori a “trombetta” sono i più profumati, ci sarà sicuramente una ragione, la natura non lascia mai nulla al caso, ma al momento mi sfugge, suggerimenti?

La più profumata è sicuramente la pericolosissima Daphne laureola, che ti attira e ti ipnotizza a parecchi metri di distanza; l’odore di mandorle e mughetti è potentissimo (come quello degli oleandri bianchi), quasi insopportabile se viene raccolta e portata in un luogo chiuso, una vera dark lady, ammaliante e mortale – non la metterei mai in un giardino con bambini!

Molto più rassicurante il Viburnum x bodnantense “Dawn”, un bell’arbusto con una grazia tutta orientale, anche nel profumo, intenso ma non stucchevole.

Un buon profumo di mandorle appena accennato è invece la dote principale dell’Abeliophyllum disticum, detto anche forsizia bianca. Con la Forsythia ha in comune la famiglia, le oleacee, e la forma dei fiori, ma non la resistenza e il vigore; è il fratellino un po’ mingherlino e pallido, ma molto più elegante!

Bizzarri e profumati anche i palloncini dell’ Edgeworthia chrysantha, giallo zolfo con centro crema e un buon profumo vanigliato, restano come appesi agli stecchi nudi dei rami, a creare intensi punti di luce anche in angoli un po’ ombreggiati.

Ma questo è anche il periodo dei fiori-non-fiori, quei “cosi” che non sempre hanno forma di fiore (provate però a guardarli da molto vicino!) i gattici impellicciati dei salici diventano luminescenti osservati controluce e gli amenti dei noccioli, dei pioppi e degli ontani tremolano al minimo refolo, liberando il loro polline in una nebbiolina gialla (ahimè per me tanto bella quanto malefica).

Ultimi, ma non per la bellezza, i minuscoli fiori dei cornioli, una vera esplosione solare, con un fresco profumo di “primavera”.

In questo periodo purtroppo non è andato tutto liscio e tranquillo, e anche la voglia di cucinare non era contemplata, fortunatamente avevo in caldo alcune foto e ricettuzze messe da parte per i momenti di “stanca”, non me ne vorrete se ve le propino, e tutte di seguito!

Tutte e due le ricette prevedono la magica polverina di buccia d’arancia che gira tra i blog da alcuni mesi.

La prima ricetta è semplice semplice, ma occorrono delle sarde freschissime.

SARDE AL FORNO AL PROFUMO DI FRESCO

Ho pulito le sarde (hem veramente lo ha fatto gentilmente la pescivendola, a patto che ne comprassi almeno un kilo! Ma l’idea di eviscerare le sarde…ne avrei comprati anche tre), le ho lavate ed asciugate, ho messo nel macinino buccia d’arancia bio secca, semi di finocchio, aglio in polvere e timo limonino secco, ho ridotto in polvere e ci ho rotolato le sarde, ho salato leggermente e le ho disposte tuttevicinevicine in una teglia oliata, una passata di olio evo e in forno per 10’, il mix fresco ha passato egregiamente anche la prova Bee!

La seconda ricetta è nata un po’ così: nella famosa Kiste mi sono arrivate ‘ste carotone bianche, cosa sono, cosa non sono…pastinache!

Pastinaca sativa, una specie di carota selvatica che avevo visto al mercato solo in Sardegna. Crude sono legnosette, ma cotte acquistano un buon sapore tra la carota alla decima, il finocchio e un che di liquirizia.

PASSATINA DI PASTINACHE ALL’ARANCIA E CARDAMOMO

Le ho lessate in pentola a pressione al dente, con alcune carote abbondante acqua, un pizzicone di sale e un cucchiaio di olio evo (mi hanno detto che un po’ di olio nella cottura delle carote, “cattura” un po’ più di vitamina A, mah? Io ci provo).Ho passato al mixer, aggiungendo cardamomo in polvere e la magica polverina arancione, allungando la consistenza della vellutata con il brodino di cottura; ho finito con un filo di olio di semi di zucca. Arancia, cardamomo e supercarota mi piace assai, ma indovinate se qualcuno a caso ne ha assaggiato almeno un cucchiaio?!

Avevo bisogno di una lunga pausa, grazie dei messaggi affettuosi, saluti golosi, cat.