cucino in giardino

sentieri golosi tra fiori e verdure

mercoledì, giugno 25, 2008

mer..a!

scusate lo sfogo, ma è quello che ho gridato per soffocare la rabbia e contrastare il rumore di bombardamento sui vetri. Le immagini parlano da sole. Sono arrabbiato e triste, domani si fa la conta di quello che resta. a momenti migliori, cat

domenica, giugno 08, 2008

prati

E giù acqua e su fiori!

Cronache di un sabato mattina in giro per la Val Gardena, mammaquantamenesonopresa! O c’ho un sesto senso nel fissare gli appuntamenti per i rilievi, oppure la nuvoletta di fantozzi, ma più che altro un meganuvolone galattico, mi segue da due anni, imperterrito.

schisciare sulle foto per ingrandirle

E non mi molla nemmeno di domenica.

Giretto family a Scena e tuffo indietro nella stagione di quasi un mese, lillà e meli stavano appena sbocciando e finalmente ho tuffato il naso in un lillà viola scuro, profumato di saponetta della nonna, che quelli di pianura non avevo fatto in tempo ad apprezzare.

Timide rose cominciavano ad aprire i boccioli e i boschi erano ancora pieni di sambuco in fiore

E, a costo di diventare ripetitivo, sono rimasto stregato dai prati fioriti.

A Selva Val Gardena, per fotografare le bistorte,quegli stupefacenti leccalecca rosa intenso, mi sono addentrato nel prato inzuppandomi fino alla cintola, l’erba mi arrivava sopra l’ombelico (vabbè che ci vuole poco, ma era veramente alta).

Polygonum bistorta

Domenica, ho deciso che era ora di bermuda: per fotografare i prati dal basso, mi sono dovuto inginocchiare e mi sono venuti i ghiaccioli alle ginocchia, che ci è voluto un doppio cappuccino con fettazza di strudel per scongelarmi, ma le foto sono venute come volevo, o quasi!

Prati come di nebbiolina bianca o gialla delle carote selvatiche, oppure tratteggiati di viola scuro e puntini rosa acceso, che sembrano disegnati al tratto coi pastelli, quando si incontrano le chiazze di salvia e le vedovelle; o ancora fresche macchie blu scuro di geranio illuminate dal rosa vivo della silene e dal giallo sole dei botton d’oro e dagli altri ranuncoli.

notare il cielo!

C’è da perdersi anche solo ad osservarne un metro quadro, ma è l’effetto d’insieme che riempie gli occhi.

Mi piacciono così tanto i prati fioriti che trovo belle, vere e finalmente utili! anche le aiole e le rotonde spartitraffico, che ultimamente, almeno da noi, stanno seminando a prato secco fiorito e che, dal traffico incasinato, anche per un istante, ti portano dritto dritto sui pascoli di montagna, che pare di sentire i campanacci delle mucche – poi ti svegli e ti accorgi che erano i clacson degli automobilisti ‘zzati, in fila dietro di te.

astro alpino

Buona settimana a tutti!

E la ricetta?

Ué qui è meglio darsi una regolata, che la camminata che abbiamo fatto oggi (110 metri scarsi) non serve nemmeno a smaltire l’uvetta dello strudel che mi sono pappato! E allora :

MARMELLATA SUPER LIGHT DI FRAGOLE SU CARTONATO ESPANSO!

Questa marmellata non ha niente da invidiare alle cugine più golose, l’unica accortezza è che deve essere consumata al massimo in una settimana (oh, se proprio devo!), e deve essere conservata sempre in frigo.

Ho sciacquato e asciugato due cestini di fragole, circa ½ chilo, le ho tagliate a spicchi e le ho bagnate col succo di un limone e tre cucchiaiate di fruttosio puro (veramente, solo tre cucchiai!) e le ho lasciate fare il loro bel sughino per un’oretta. Poi le ho cotte per dieci minuti, ho schiumato e ho aggiunto un cucchiaino raso di agar agar, sciolto in mezza tazzina d’acqua. Ho fatto riprendere il bollore per alcuni minuti e ho travasato la confettura nei vasetti, ho tappato, ho lasciato raffreddare completamente e ho messo in frigo.

E’ buona assai, e me ne posso mangiare una bella cucchiaiata col cartonato espanso del mattino (knackebrot! Quelle robe scrocchiarelle, insapori e mappazzose, che però, dopo u po’, danno dipendenza) senza sensi di colpa.

Adesso sì che posso augurarvi una buona settimana, saluti golosi, cat.

giovedì, giugno 05, 2008

incontri

Era da un bel po’ che non andavamo a trovare i nonni e questa domenica siamo riusciti addirittura ad incontrarci con la cara “vecchia” cugina con marito e prole, (hihi, so che stai leggendo!) dopo incredibili peripezie e spostamenti di programma; che qui, tra feste di fine anno scolastico, saggi di musica, gli straordinari e altre amenità, occorre un’agenda solo per i we!

Quest’ anno, mi sono distratto un attimo e, cavoli è già giugno!

Percorrendo la Valle dell’Adige in direzione nonni, le montagne avevano un aspetto morbido e vellutato e ai giganti e alle gigantesse che ci piace intravedere, sdraiati nel profilo di roccia, sono cresciute barbe smisurate ed acconciature da gran serata; guidare senza fretta e osservare tanto verde è stato “dissetante”.

Anche dai nonni la campagna era lustra, verde e pomposa come non vedevo da anni.

Mi sono perso il picco di fioritura delle rose e dei papaveri (fortunatamente c'era ancora qualche rosa ritardataria), pazienza, però mi sono goduto il blu delle campanule, mai viste così tante (Campanula patula? Aiuto amici botanici!) e il pastello dei fiori di rovo, piccole rose in miniatura.

E tutto questo verde benedetto, ha scatenato gli insetti nelle loro danze nuziali: ovunque, su ogni fiore o stelo d’erba, farfalle e bacarozzi vari tutti intenti a fare le loro cosine, dandosi la schiena, come riflessi in uno specchio e, la sera, una danza di lucciole memorabile.

io ci ho provato a fotografarla, la luccioluzza, ma con la compatta...

Coi pm e i cuginetti siamo andati nel vecchio vigneto, dove il nonno non sfalcia l’erba, abbiamo aspettato che diventasse proprio buio cantando sottovoce la canzone delle lucciole, noo, non quella! Questa: lucciola lucciola vieni da me…e, abituati gli occhi al buio, tra il fieno alto e le felci si sono aperte le danze.

Non me la sono sentita di impedire ai pm di catturare le lucciole e di metterle nelle scatolette di plastica forate dei galbanini (sembrano fatte apposta per ospitare ogni sorta di insettazzo) – quanto mi divertivo anch’io da piccolo – ma poi, come la vispa Teresa, pentiti e confusi, le abbiamo tutte liberate.

Nik, il pm grande ha insistito per vedere le lucciole alla luce della torcia – commento: ma sono bruttissime, sembrano degli scarafaggetti lunghi!, ai voglia a spiegargli che i luccioli le trovano bellissimissime.

Durante le mie esplorazioni pomeridiane e solinghe, perlustrando tra le erbazze e le fioriture di “bodro campo”– non le chiamo passeggiate perché “fa” troppo nonnetto in pensione – ho avuto la fortuna di imbattermi in una ranocchia in tuta mimetica (non avevo mai notato le narici delle rane?!);

in svariate farfalle;

in finte lumache-baccelli delgi ultracorpi – inquietante, ma che roba è un fungo?? Un tumore della clematide??;

in un campo di camomilla;

in alcune orchidee selvatiche (credo Anacamptis pyramidalis);

in alcuni ragni camaleonte; uno bianco latte, nascosto tra i fiori del filadelfo, uno verde pisello, sulle hosta e il più sgargiante, giallo limone, tra i fiori del meliloto.

A proposito di meliloto, (Melilotus officinalis) chissà dove avrò letto di una bibita al meliloto che mi girava per la testa da anni.

Bene, il profumo intenso dei fiori e la danza ingorda delle api mi hanno fatto venire voglia di assaggiarla.

Buona! Bella fresca, con un gusto di noci fresche, quelle lattiginose, asprigne e oleose, ma con un profumino mielato.

Come ho fatto? Ah già, ho raccolto due tre manciate di fiori di meliloto giallo, con la para di incontrare un altro ragnazzo giallo (i ragni non sono proprio la mia passione!), li ho messi a macerare per alcune ore in acqua fredda, circa un litro e mezzo (se ci restano una notte è meglio), ci ho aggiunto due belle cucchiaiate di miele d’acacia, cubetti di ghiaccio e qualche fogliolina di melissa.

Troppo sano? E allora cuccatevi questi burro-pannosi

WAFFELN ALLA CANNELLA CON FRAGOLE E PANNA.

E mica potevo lasciare gli ospiti senza un dessertino no? E poi era da un po’ che volevo inaugurare la piastra dei waffeln .

Ho lavorato a pomata 125 g di burro con 75 g di zucchero, una bustina di vaniglia bourbon, un pizzico di sale, una spolverata di cannella e una manciata di fiori di sambuco, dopodiché ho aggiunto quattro tuorli, conservando le chiare, e ho amalgamato bene.

Ho montato le chiare a neve ben ferma con un pizzico di sale, ho setacciato 175 g di farina con mezza bustina di cremor-tartaro e li ho aggiunti alla crema burrosa, alternadoli e allungando l’impasto con 150 g di panna fresca (eddai per una volta concedetemi panna uova e burro in un colpo solo, domani si torna al merluzzetto bollito!).

Ho riscaldato il Waffelautomat (che è subito diventato la mia parolaccia preferita in ufficio, quando le cose non vanno nel verso giusto, e bisogna rimanere compiti davanti ai clienti (ussignur adesso la canny mi sgrida per l’accento) un bel mavaffelautomat! Scarica i nervi).

Ho unto appena la piastra bella calda e ci ho versato due cucchiaiate di pastella, vai di coperchio, ocio al vapore che si sprigiona sui lati (la wafelautomat mi ha ricordato quando, piccolissimo, andavo col nonno, alpino – nel senso di militare, mica abitante dei boschi neh!-, alla lavanderia militare e rimanevo incantato e terrorizzato davanti ad un manichino imbottito, sul quale venivano appoggiate le giacche o le camicie, non ricordo, e poi spariva pressato in una specie di gigantesca piastra da waffel, con annesso vapore…dimmi te, sarà che non ero più abituato ai vapori del burro fuso, adesso c’ho gli spaesaggi anche cucinando??).

Ho sfornato un bel po’ di waffeln e li ho accatastati a mo’ di nonna papera, e li ho serviti con una cucchiaiata di panna semi-montata (tokko feramente tetesko!) e un’insalatina di fragole – superclassici e rassicuranti!

Ciao cari, vedo la luce in fondo al tunnel, più che altro vedo di nuovo il piano della scrivania! Questo we mi metto di impegno e qualcosa mi inventerò, se non mi saranno venute le branchie a furia di acqua, saluti golosi cat