cucino in giardino

sentieri golosi tra fiori e verdure

mercoledì, settembre 17, 2008

fior di cetriolo

La prossima cartolina ha bisogno di un po’ più di tempo, meglio fare una pausetta botanica: questo è o non è un blogghe giardinicolo? Oggi consiglio una piantuzza simpatica, senza pretese, molto espansiva e veloce, di quelle che riescono a rallegrare anche le tristi reti degli orti, anzi, i margini dell’orto o un giardino non troppo pettinato sono la sua collocazione ideale. Quella che ho fotografato sbucava da un cumulo di pali per i meli, abbandonati vicino ad una rimessa e, con la grazia delle sue campanelle e i lunghi viticci riccioluti, è riuscita a rallegrare anche il triste cementazzo! E’ una cugina dei cetrioli, gambo peloso e forma dei fiori maifestano la parentela, e come i cetrioli si arrampica velocemente, coprendo in brevissimo tempo ampie superfici, con delle belle foglie a cuore, verde brillante. Dalla tarda primavera cominciano ad aprirsi le prime campanelle gialle, ma proprio gialle eh!, graziose come i fiori di zucca, e, se ben innaffiata, la produzione di campanelle si spinge fino ad ottobre (da noi a bz), per collassare da un giorno all’altro, con tutta la pianta, sotto lo sferzare della prima brezza gelata. Ah, non ho detto come si chiama: Thladiantha dubia, ed è una pianta annuale di origine cinese; credo che in commercio ci siano solo i semi, ma una volta seminati, la pianta si risemina da sola. Qui fa un freddo blu, la mattina in bici devo già mettere il cappello, e ai guanti rinuncio solo per non essere troppo preso per i fondelli dai giardinieri! È ora di riaccendere il forno e per l’occasione ho fatto fuori un vasetto di Keci Boynuzu Pekmezi, che stazionava nel frigo dai lontani tempi del ritorno da Istanbul. Eh?, cosa? Cos’è il KBP: melassa di carrube! (per la gioia della Bee ne ho ancora un vaso in soffitta, che è stato imboscato, quando, riponendo le valigie, mi sono accorto che ne avevo acquistati ben due vasi da quasi mezzo kilo ciascuno, ecco perché erano così pesanti…). CAKE DI FARRO PANNA E MELASSA DI CARRUBE senza zucchero Ho riadattato una ricetta a “bicchieri”. In una terrina ho mescolato un bicchiere (250 g) di panna fresca, lo stesso bicchiere di keci boyquellarobalì! (sostituibile con melassa o con succo di pera concentrato o con sciroppo d’acero o con miele!) un piccolo uovo e una punta di coltello di polvere di vaniglia bourbon. In una terrina ho setacciato tre bicchieri di farina di farro (stampo piccolo 2,5 bicchieri) un pizzico di noce moscata una presa di sale e una bustina di cremor tartaro mescolato a bicarbonato – la quantità di farina e l’uovo dipendono dalla dimensione dello stampo che si vuole riempire). Ho mescolato gli umidi ai secchi, ho aggiunto un pugno di uvette ammollate, ho versato negli stampi imburrati e ho infornato a 180° per 20 minuti circa (fare la prova stecchino perché il centro rimane sempre un po’ morbido!). Il gusto non è troppo dolce, ma nemmeno tamugno, tipico delle torte troppo “sane”, la panna poi, è meno calorica di olio o burro! Saluti golosi a tutti, cat.

martedì, settembre 02, 2008

cartolina da un po' più in su: Ninfa

il seppia "fa molto dark" e ha quel filo di kitsch che mi piace!

Di ritorno dalla Puglia abbiamo azzardato un “coast to coast”, direzione Agro Pontino.

Era da un pezzo che volevo visitare i giardini di Ninfa, e il caso ha voluto che l’unica data del mese di agosto, in cui i giardini fossero visitabili, coincidesse con il nostro viaggio di ritorno.

Con la prospettiva di più di 1000 km di macchina, poteva spaventarci una piccola deviazione di soli 300 chilometri? E poi il tratto di autostrada da Cerignola ad Avellino non lo avevo mai percorso ed è stato una bella sorpresa dal punto di vista del paesaggio, specialmente nel tratto montano, una distesa di bellissimi boschi di castagni.

Anche la campagna nei dintorni di Latina è stata una bella scoperta, specialmente i piccoli borghi medievali, costruiti in alto, sulle pendici dei monti Lepini, ma anche i bordi dei fossi, giù nella piana, con salcerelle carote selvatiche e cardi dei lanaioli giganti mescolati a belle di notte e girasoli scappati da qualche giardino. I cardi dei lanaioli, da noi, ma anche dai miei nel Veneto, sono una rarità, ma non ho avuto il coraggio di fermarmi e fotografarli, peccato, ma ero un po’ nel panico; stanchi dal viaggio, col tom tom che dava i numeri e il tramonto che avanzava, al terzo giro dello stesso fosso, mi è bastato lo sguardo della bee per capire che forse la foto l’avrei potuta fare anche il giorno dopo, comunque erano proprio maestosi.

Purtroppo ci siamo fermati solo due giorni ma abbiamo fatto in tempo a visitare almeno Sermoneta.

Ai pm è piaciuta moltissimo, specialmente la fortezza con i ponti levatoi, le torrette, le scale.

Abbiamo pernottato in un B&B un po’ “sderenato”, di quelli che piacciono a noi, un po’ da “tedeschi”, ricavato in un vecchio essicatoio per il tabacco, in compagnia di gechi, civette e zanze, tante zanze, troppe zanze! La proprietaria ci fa: signo’ ,ve spruzzo un po’ de ddt ?, e noi: noo, grazie abbiamo il ledum e la citronella; see, se la bevevano direttamente dalla bottiglietta la citronella ‘sti elicotteri.

Ci siamo svegliati prestissimo e dopo una cola’ con dei maritozzi buonissimi abbiamo raggiunto Doganella di Ninfa.

Il giardino è nato intorno agli anni 20, tra le vestigia di una cittadina medievale, Ninfa, per volere del proprietario, il principe Caetani, ma in seguito è stato ripensato e trasformato dalle donne della famiglia, per tre generazioni.

E proprio visitando il giardino in piena estate, quando non ci si lascia facilmente distrarre dalle fioriture, e con 40 gradi al sole si apprezza ancora meglio il carattere tutto femminile del genio di questo giardino: è un giardino fluido.

Ovunque affiora e scorre l’acqua, veloce e musicale nelle cascatelle, lenta e trasparente nel fiume, opaca e piena di vita nei fossi. Accanto all’acqua, grazie all’acqua, scorre il fluido della vegetazione, verde e succoso anche in agosto, si arrampica sui ruderi, ricuce antichi spazi e soprattutto non esclude la vegetazione spontanea, anzi, la asseconda e la coinvolge nel suo gioco.

Ninfa riempie gli occhi di verde, in tutti i toni e le gradazioni, un verde così luminoso come le piante acquatiche del suo fiume non si scorda facilmente, luce pura, chissà come dev’essere a primavera, con la fioritura delle rose botaniche?!

Tornati a casa ho “dovuto” fare anche un salto nell’orto. Quest’anno è andata di lusso, non ho mai una volta, una, dovuto innaffiare l’orto!

In compenso non ho nemmeno avuto tanto tempo per curarlo e al mio ritorno ho trovato una jungla semi-impenetrabile. Alti fili di graminacee con infiorescenze artiglianti mi strattonavano i jeans, zucchine impazzite, cresciute in modo abnorme impedivano il passo alle scarpe da jogging (tutto con la j oggi!) alberi di basilico alti quasi come me (beh, non è che ci voglia molto), un’enorme angelica (prima o poi dovrò decidermi a candirla!) sbarrava il cancello d’ingresso e sopra tutto, avvinghiato alle rose e alla recinzione, un tetto di zucchine tenerumi, scappate dall’orto del mio vicino, una vera invasione, ma pacifica e feconda.

Sono tornato a casa con un cestone di zucchine, coste, basilico, pomodori (gli ultimi, purtroppo, con la pioggia di quest’anno sono partiti tutti!) e fiori di zucca, tanti fiori di zucca.

Per la gioia della bee ho fatto queste

ZUCCHINE TONDE RIPIENE DI PASTINA DI QUINOA, FIORI DI ZUCCA E ANACARDI

La bee non ama la quinoa, e nemmeno i pm, e l’unica maniera per propinargliela è la pasta.

Ho svuotato la zucchina tonda, un po’ troppo cresciuta, ma fortunatamente con pochi semi, e l’ho fatta bollire per un paio di minuti in acqua salata, l’ho sgocciolata e fatta asciugare.

Nel frattempo ho messo a cuocere gli spaghettini spezzati di quinoa (commercio equo) e ho fatto saltare in padella con olio evo e spicchi di aglio in camicia – da levare - la polpa delle zucchine alcuni pomodorini, una bella manciata di erba cipollina, un po’ di timo fresco e una puntina di curcuma, per ultimo ho aggiunto un bel mazzo di fiori di zucca tagliati a rondelle e una bella manciata di anacardi (equi e solidali anche loro!) tostati in un padellino, precedentemente.

Con le verdure ho condito la pasta (scolata ovviamente) e ci ho riempito la zucchetta, in forno sotto il grill per pochi minuti e poi ce la siamo pappata.

Il gusto nocciolato della quinoa, un po’ stemperato nella pasta, con le verdure e gli anacardi è piaciuto anche alla bee.

Alla prossima cartolina, in ritardo che nemmeno le poste!

Saluti golosi a tutti, cat