cucino in giardino

sentieri golosi tra fiori e verdure

lunedì, novembre 29, 2010

oro nella nebbia

E' da un po' che lo volevo fotografare ma la mattina, arrivando al lavoro, sono sempre di fretta. Venerdì però, con la nebbiolina e il cielo grigio, la sua chioma era ancora più irresistibile, nonostante il ritardo, ho parcheggiato un po' così e ho acchiappato l'istante. E per fortuna! dopo la nevicata di oggi il salice gigante, che mi accoglie quando imbocco la strada del vivaio, è rimasto completamente pelato. Il salice è terra di conquista delle gazze, tante, tutte a sbeccazzarsi e starnazzare (hem, le starne starnazzano le gazze gazzano? ahggià, fanno gazzara!) dondolandosi tra i rami e facendo le prepotenti con i passeri. Sfondo giallo a contrasto con le piume bianche e nere, che elegantone, così di prima mattina, come se fossero di ritorno da una festa! Non sono un fan del salice piangente - Salix babylonica-, visto e stravisto, specialmente vicino all'acqua, ma quando ha spazio sufficiente e soprattutto quando non viene orrendamente capitozzato, diventa un albero strepitoso. Mi piace all'inizio della primavera, quando le gemme colorano di un verde fluorescente i rami, lunghissimi, che ondeggiano spazzati dagli ultimi venti freddi: non conosco niente di più giardinescamente cinese! Anche in autunno non scherzano con l'oro puro delle foglie, che resistono fino alla prima neve. E' un albero che ha bisogno di mooolto spazio, ma ci possiamo consolare con le varietà nane dei Salix caprea, impalcate alte, dei piccoli salici piangenti, adatti a crescere anche in vaso, sul balcone - astenersi allergici!! E la ricetta? Noh non preoccupatevi nessuna gazza ripiena! Al mercato di sabato, al solito banchetto delle ragazze del pesce, c'erano delle sarde freschissime dell'Adriatico, belle grosse, mi sono lasciato tentare. Un po' ce le siamo spazzolate appena impanate e fritte, con una fresca insalatina, anche i pm, che era un piacere vederli mangiare i pescetti tanto di gusto. Ne ho tenute un po', su esplicita richiesta della Bee, per preparare uno dei suoi piatti preferiti le venexianisime
SARDE IN SAO'R
Ho pulito, aperto a libro e privato della lisca un tot di sarde; le ho sciacquate, asciugate e infarinate con un mix di farina bianca e farina di polenta finissima (eventualmente metterla nel macinacaffè - suona troppo vintage?), le ho fritte in abbondante olio e le ho messe a scolare bene su cartapaglia, senza salarle subito. Ho tagliato a fettine sottilissime anche una zucca e ho fritto pure questa (mamachebbona, meglio delle patatine!). Ho affettato due belle cipolle bianche, ad anelli finissimi e le ho messe ad imbiondire con due, tre cucchiaiate di olio evo, una stella di anice, alcuni grani di pimento e mezza foglia di alloro (che la Bee non gradisce troppe spezie); ho sfumato con un bicchiere di vino bianco secco e mezzo bicchiere di aceto di vino bianco (buono l'aceto mi raccomando, che il saòr è tutto lì!), ho lasciato evaporare, ho aggiunto una manciata di uvette bio e ho lasciato stufare per ca. 10 minuti, a fuoco bassissimo. Nel frattempo ho tostato in un padellino, senza niente, una bella manciata di pinoli (ho trovato pinoli toscani, di una riserva naturale vicino Pisa, un po' cari è vero, ma ne basta la metà per ottenere il doppio del sapore, piccini ma concentrati!). Ho steso un primo strato di saòr sul fondo di una pirofila, ci ho adagiato uno strato di sarde e uno strato di fettine di zucca, poi ancora saòr, di nuovo sarde e zucca e ho finito col sughino del saor e i pinoli tostati. Ho coperto con il suo bel coperchio e messo in frigo fino al giorno dopo. A cena la Bee ha apprezzato (lasciare a temperatura ambiente per qualche ora - le sarde non la Bee), e mi è andata di lusso perchè mi sono cimentato con un cavallo di battaglia di mia suocera e, si sa, la cucina della mamma non ammette paragoni! Saluti golosi, il cat

mercoledì, novembre 24, 2010

passeggiata tardo autunnale neo reu-mantica

Ultima passeggiata dai nonni prima di Natale. Passeggiata inzuppata, con gli stivali di gomma. Passeggiata ostinata, la prossima volta lo so, i colori saranno sbiaditi, come un acquerello troppo diluito. Le ultime rose, sorprese dal gelo, restano lì, indecise se schiudersi, abbracciate al prugnolo, spolpato dai merli - e il prugnolino adesso come lo faccio? Gli storni compongono una partitura un po' noiosa sui cavi a pentagramma, me lo ha fatto notare il pm grande, con l'occhio "allenatoallenote". D'altronde, son storni! L'acqua del laghetto è sempre più scura e le foglie, il riflesso del cielo e la coppia di persico sole in trasparenza mi fanno piombare nei "tre mondi" di Escher. Il cielo grigio però e l'umidità dell'aria esaltano i gialli ed i rossi e mi esalto anch'io, scoprendo gli steli dorati di una pianta che mi ha dato un bel daffare per essere identificata (io sono un botanico della domenica!), credo un ciuffo di Anthericum ramosum (Paolo aiuto!) di un giallo uovo strepitoso. Il ciuffo aveva ancora un unico, minuscolo, candido bocciolo in fiore. Mi sono segnato il posto con un paletto, voglio tornare a trovarlo in estate, dalle foto sul web sembra graziosissimo, meglio delle Gaura. Dopo questa reumantica passeggiata cosa c'è di meglio per scaldarsi di una bella partita a carte con gli amici, bevendo una bella tazzona di the fumante, accompagnato da una bella fettozza di dolce?
PAN DE MEJ O MEINI
Era da tantissimo che non li rifacevo e, come sempre succede, mi è venuta la voglia pazza e mi sono prodotto in tre ricette diverse in tre giorni consecutivi...per fortuna gli amici erano parecchi! La ricetta è presa da un numero di "A Tavola" di parecchi anni fa, che ho trascritto sul quadernetto ante-bloggo, perché riusciva sempre benissimo. Tutte e tre le volte ho impastato150 g di manitoba con 10 g di lievito e ca un etto di acqua tiepida, formando una pallotta che ho messo al calduccio per ca mezz'ora. Ho pesato e setacciato altri 150 g di manitoba e 150 g di fioretto di mais (farina gialla finissimissimissima), ho aggiunto 150 g di zucchero di canna bianco, un pizzico di sale, la punta di un coltello di vaniglia naturale, la buccia di un limone bio grattata, 130 g di burro a fiocchetti e un cucchiaio di olio evo fruttato, un uovo e la "biga", cioè la pallozza lievitata di cui sopra. Ho impastato con la frusta elettrica (la Bee, pur di non farmi prendere l'impastatrice mi ha regalato una frusta elettrica sadomaso da 500 w di potenza, di marca tedesca, ottima devo dire, è potentissima e non si surriscalda e, soprattutto occupa pochissimo spazio!). E' un impasto abbastanza tosto da lavorare, ci si esercita il muscolo anche con la frusta elettrica, ma alla fine risulta liscio e vellutato. Si smanazza un po' a mano, formando delle pagnottelle appiattite e mettendole a lievitare sulle teglie, rivestite di cartaforno inumidita per una buona mezz'ora, nel forno scaldato a 30 gradi. Nel frattempo ho cotto uno sciroppo con 50 g di zucchero e 50 g di acqua e l'ho lasciato raffreddare. Ho pennellano i pani con lo sciroppo, facendo attenzione a non schiacciare troppo e ho cosparso con zucchero di canna bianco e zucchero a velo, finchè non si è formato una specie di intonaco bianco, via di nuovo a lievitare per un'altra oretta. Si pre riscalda il forno a 200°, si porta a 180° e si inforna per 20 min. mezz'oretta a seconda della dimensione del panozzo. Semplici e morbide, una fetta tira l'altra e pucciate nel the danno il massimo. La seconda variante l'ho fatta sostituendo all'uovo 150 g di ricotta - ancora + morbidi!, la terza variante l'ho fatta sostituendo alla farina di mais farina di miglio macinata di fresco - molto delicati, quasi ascetici direi ;O). Un saluto goloso, cat