cucino in giardino

sentieri golosi tra fiori e verdure

lunedì, settembre 28, 2009

ao!

Per fuggire dal ciclone di impegni lavorativi e familiari che da qualche tempo ci trascina con sé, con la Bee siamo scappati. Pm dai nonni, essì le fughe o si progettano bene o è meglio evitare! In compenso abbiamo dovuto sottoscrivere con i nonni un contratto per almeno due fine settimana di vendemmia ;O), fìu e ci è andata anche di lusso, un we con i pm potrebbe valere anche molto di più. Per far desistere i pm dal seguirci li abbiamo minacciati: cucineremo tutto il giorno e non parleremo d'altro che di cibo e ricette, per fortuna ci hanno creduto sulla parola. Dove siamo andati? no mica a Roma, come potrebbe far pensare il titolo, siamo andati un tantino più a nord/ovest, dall'altra parte delle montagne, a conoscere una coppia di orsi (così amano definirsi loro stessi!) e dato che c' eravamo non ci siamo fatti mancare niente e abbiamo conosciuto anche la Siora Canny e consorte. Che effetto, bello eh!!, vedere materializzarsi gli impulsi elettrici che corrono dall'altra parte dello schermo, dopo anni di commenti ai post e mail sparse; altro che alta definizione: facce, sorrisi, voci, gesti, uno spaesaggio mentale! La minaccia paventata ai pm si è rivelata la bufala che era: abbiamo cucinato il giusto, senza stress da prestazione, che poi è il modo migliore (che formaggini di capra, mmm, i nostri cuochidicarta sono degli intenditori!!) e soprattutto abbiamo fatto dei gran bei giri in cerca di castelli e romanità, accompagnati dai nostri personalissimi orsi ciceroni. La sensazione spiazzante dei monumenti romani di Aosta è il contrasto con le montagne sullo sfondo, che uno i teatri romani se li immagina sempre in pianura, o no? L'unico rammarico è che non ho assaggiato nemmeno una fettina di fontina; Katy e Remy sono stati categorici: non azzardatevi a comprare ora la fontina, non è periodo! e io ho ubbidito ciecamente, anche se, devo confessare, un po' di bavetta ce l'ho lasciata sulle vetrine dei formaggiai del centro...ci toccherà tornare nel periodo giusto! Ma potevo lasciare i miei cortesissimi ospiti senza nemmeno un dolcetto? ecciò una reputazione da difendere io! Con Katy abbiamo deciso di preparato una torta a quattro mani - cucinare e sbirciare nelle cucine altrui mi attizza sempre - e siccome volevo portare un po' di Alto Adige Südtirol in Valle d'Aosta, abbiamo deciso di fare la torta di grano saraceno, o come la chiama Remy
TORTA UGO
La chiama così perchè non riesce a pronunciare "Buchweizentorte" o Schwarzplententorte", che sarebbe il nome originale in tedesco. Premessa: ocio che viene una tortona bella grossa, sicuramente per dodici persone, quindi non voglio sentire commenti sulle dosi di burro, uova e mandorle! non azzardatevi a farla light...per maledizione vi si trasformerà in un robo tamugno buono solo per giocarci a broomball o per spaccare le noci di cocco! La Schwarzplententorte è un classico di qualsiasi baita tirolese e questa ricetta è il classico dei classici: Annelise Kompatscher, "I Dolci", Athesia, e non aggiungo altro. Abbiamo montato a pomata duecentocinquantagrammidiburro, essì e con sei tuorli, 150 grammi di zucchero di canna integrale e una bella punta di coltello di vaniglia naturale. Separatamente abbiamo montato sei chiare a neve durissima con un bel pizzico abbondante di sale e, a metà gonfiaggio, ci abbiamo aggiunto altri 100 grammi di zucchero, meglio quello bianco! Abbiamo macinato fini 250 grammi di mandorle con la pellicina e le abbiamo mescolate a 250 g di farina di grano saraceno, possibilmente macinata grossa. Poi abbiamo incorporato farina e mandorle alla crema di burro, alternandola alla meringa, mescolando delicatamente per non smontare. Il tutto in uno stampo apribile imburrato e rivestito di cartaforno, per ca. 40 minuti in forno a 160-170 gradi (fare prova stecchino). Una volta raffreddata si taglia a metà e si farcisce con marmellata di mirtilli rossi, una bella spolverata di zucchero a velo e, per dare la botta finale, una bella cucchiaiata di panna semi montata con un zic di cannella. Credo che le foto di Remy rendano bene l'idea! I giorni successivi alla fuga, la testa era rimasta un pochino in Valle e, durante un colloquio con alcuni clienti ho proposto al posto di una bella siepe in carpino (Hainbuch! in tedesco, sì il colloquio era in ted) una bella siepe in Buchweizen! Per pegno ho dovuto rifare la torta per tutto il garden, ed è quella che vedete bella allineata sul bancone di vendita durante la pausa caffè. Vi prego soffiate bello forte cosicchè 'sta cacchio di nuvolona di fantozzi si dilegui e mi lasci un po' di tempo, saluti golosi, cat

lunedì, agosto 24, 2009

2/3 d'estate

Dunque, hem, ecco, mi si era rotto il computer, poi la macchina fotografica, poi ho comprato il computer nuovo ma si è rotto il modem, poi sono andato in vacanza e al ritorno era meglio se non fossi partito e allora, per riprendermi, sono dovuto andare ancora in vacanza, poi era troppo caldo, poi è venuta troppa pioggia, poi ci è quasi venuta la febbre suina (ma per susserio!) e ho anche "finito gli spicci e non posso nemmeno fare il biglietto del bus"! Insomma c'ho avuto un attacco di divanite acuta, bòn! 'Stasera c'è un bel venticello, oggi sono tornato al lavoro e la scrivania era magicamente quasi guardabile, ieri pomeriggio ho sfornato i miei dolcetti sardi preferiti, mi è venuta voglia di raccontare un po' di vacanze, così, per mettere un po' di ordine nelle foto e per goderne un pochino ancora nei ricordi; si parte: Sardegna! costa nord, da Castel Sardo a S. Teresa di Gallura, che rocce, che acqua! andando alla Ciaccia Torre Vignola Costa Paradiso E' stato l'anno degli incontri marini - con maschera e boccaglio-, polpi e seppie siluro, con tanto di nuvoletta indignata- meRduse gialloviola, belle come lampade tiffany- un trigone dall'aspetto preistorico e un simpatico gruppetto di barracuda, che ci ha fatto ingranare la quinta e planare a riva più veloci di un aliscafo. Le più buffe sono le passere di mare, quando ti guardano con quegli occhietti dallo stesso lato; ma la cosa che mi diverte di più è nuotare in un branco di acciughe, come penetrare uno specchio, schegge argentate ovunque, perfette nei movimenti simmetrici. distesa di Elicriso (Helichrysum italicum) dal profumo speziato, mi ricorda gli stipetti in legno delle cucine degli appartamenti al mare: profuma di olio versato, pepe, spezie varie=vacanze distesa di armeria (Armeria maritima) fantasmini della primavera che fu La macchia e le erbazze, per arrivare alle spiagge, ai primi di luglio mi sembravano particolarmente succose e verdi - se penso allo scempio dei fuochi di fine luglio mi monta una rabbia/tristezza! Una clematide dal profumo di mandorle Nelle ore più calde, quando non riuscivo a stare fermo rannicchiato sotto l'ombrellone, coperto come un tuareg per evitare l'abbrustolimento della coppa, me ne andavo ad esplorare la macchia, la gariga e le rocce, appuntando con un clic le infinite combinazioni di colori e trame, che sotto il sole a picco - o al tramonto - davano il meglio di se anche se, fotograficamente parlando, fotografare a mezzogiorno è un gran casino! papavero delle sabbie (Glaucium flavum) - tutto per Papavero di campo Macchie, appunto, di verde, grigio e rossiccio, contrasti forti tra foglioline lisce, lucide e riflettenti e masse spinose, opache e azzurrine dove anche il marrone e il bruciato dei cisti e delle erbazze ormai secche prendono senso e non disturbano, anzi, esaltano i contrasti nella composizione. un'artemisia, ma quale??? Ma lo conoscete il giochino del sassodipanza, il vero must dell'estate? Innanzitutto c'è da dire che chi c'ha un po' di trippetta parte avvantaggiato! Dunque ci si mette in fila, tutti belli allineati sulla spiaggia a gambe incrociate, dopodiché si tracciano davanti a se tre linee a distanza di circa 10-20 cm l'una dall'altra; ci si procura alcuni sassolini di qualche centimetro di diametro, li si conficca tra i rotolini e l'ombelico e,... swatt! (sì, la mia panza fa swatt!) con gesto atletico e colpo di trippa si lancia il sasso il più lontano possibile - tié magroni! finalmente uno sport dove parto avvantaggiato ;o)). il giglio marino (Pancratium maritimum) profumo puro E potevo esimermi dal provare ad assaggiare qualche erbazza pure in spiaggia? questa volta è toccato ai Carpobrotus, i fichi degli ottentotti, che però 'sti ottentotti dovevano avere una fame nera! La polpa è immangiabile, lega più di un caco verde, ma la gelatina interna piena di semini, meglio gustata fredda, è dolce e saporita, profumata di frutta tropicale, interessante. Il Carpobrotus (forse Carpobrotus edulis? - come perchè tutti 'sti dubbi?? sono mica un archiniere di mare io, montanaro sono!) e il suo "gel" Il viaggio di questa estate mi ha portato anche a trovare un po' delle mie radici. Da solo, come si conviene, Pm e Bee in spiaggia per concentrarmi meglio sui ricordi dei racconti, sono andato a vedere i luoghi dell'infanzia e della giovinezza di mia nonna materna, che, mi vergogno un pochino, non avevo mai visitato. Valle della luna Così ho lasciato la costa e ho seguito tortuose viuzze (forse dovrei aggiornare il tom tom!) su per i monti galluresi, costeggiando il lago di Coghinas, una vera sorpresa. Boschi di sughere, con i tronchi rosso mattone a contrasto con il giallo assolato dei campi di cereali; sughere appena scortecciate - lo so che è tutta suggestione, ma hanno un aspetto così truculento?! da tortura medievale - , macchie di erica e corbezzoli, su, su fino a Tula, il paese di nascita della nonna e poi giù, verso Tempio Pausania, dove vivevano in inverno. Ho girato il paesino cercando di indovinare la vecchia casa dei bisnonni, combattuto tra la voglia di chiedere notizie e quella di scoprire da solo qualche indizio, dai ricordi di vecchie fotografie. E' stato molto suggestivo, anche se, come sempre accade, era tutto così diverso dall'idea che mi ero fatto. sughera (Quercus suber) Ma che vacanza sarebbe senza dolcetti sardi?! Il panificio sfornava quotidianamente delle formaggelle alla buccia d'arancia dal profumo irresistibile (buuu, abbasso la versione moderna con le gocce di cioccolata!!) e i pirichittus all'anice, che al sud della Sardegna non avevo mai assaggiato. Ma vogliamo parlare delle Tiricas con la saba? un morso alla pasta croccante, semplice, fino al ripieno morbido e vieni sbalzato indietro nel tempo. Ieri, col Pm piccolo febbricitante, la Bee e il Pm grande in montagna, 37 gradi all'ombra, le foto finalmente scaricate e il post quasi pronto, ho acceso il forno e ho sfornato questi
PIRCHITTUS AL LIMONE
I miei dolcetti sardi preferiti, una specie di bignè al limone. Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare...chissà perché non ho voglia di dirvi la versione che invece mi ha proposto la Bee! Ho acceso il forno a 160° e ho messo a bollire 100 g di zucchero in 250 g di acqua e 4 bei cucchiai di olio d'oliva ev. Raggiunto il bollore ci ho versato, tutta in un colpo, 350 g di farina setacciata e ho amalgamato bene, sbattendo con un cucchiaio di legno per ca. 10 minuti, finché la pasta non è diventata morbida e liscia. In una ciotola ho sbattuto 5 uova con un pizzicone di sale e le ho aggiunte, poche alla volta, all'impasto. Con due cucchiaini ho depositato delle pallottole sulle teglie, ben distanziate e ho infornato per circa 20 minuti. Nel frattempo ho pelato la buccia di due limoni, senza neanche un po' di bianco, ho messo a cuocere uno sciroppo con 6 cucchiai di zucchero in mezzo bicchiere d'acqua e un cucchiaino di succo di limone, finché non ha fatto il filo; ci ho aggiunto la buccia dei limoni e ho lasciato bollire ancora un paio di minuti. Ho sfornato i pirichittus e li ho tuffati bollenti nello sciroppo bollente, mettendoli a sgocciolare su una griglia. Appena freddi sono croccanti col corpo morbido e un po' uovoso, mi piacciono un sacco, col profumo della glassa al limone. Saluti golosi a tutti, c'ho il resto delle vacanze montanare da raccontarvi, buona settimana, cat

mercoledì, giugno 24, 2009

nel giardino dei Fanes

le foto sono cliccabili per maggiore goduria!
Pedalare fa bene! Lo scorso settembre abbiamo partecipato a Bz in bici e completato tutto l'itinerario, abbiamo guadagnato i preziosi biglietti della lotteria cittadina. Che devo dire, c'è e si vede! e allora che serva a qualcosina no? Abbiamo vinto un we in agritour, anzi in un "Bauernhof" a scelta in tutto l'AA-Südtirol e abbiamo scelto di trascorrerlo in alta val Badia, che conoscevamo pochino pochino (vergogna!). Un bel viaggetto spazio-temporale, in un'oretta siamo sbalzati indietro di due mesi (come temperature, fioriture, giacconi...) e meraviglia, mi sono ri-goduto le fioriture dei lillà e delle rose selvatiche, che ormai erano bei ricordi profumati. Abbiamo trascorso due bei giorni freschi e tonici e con tutto 'sto freddo non ci siamo fatti certo mancare le calorie. Eravamo ospiti in un maso dove producono latte, burro e formaggio di malga, una bontà, specialmente le colazioni, col pane scrocchierello e il "velo" di burro, l'intonacatura da due centimetri di spessore! La sera poi, abbiamo cenato in un famoso maso a Pedraces, dove ci hanno letteralmente imbottiti di Tirtlen con ogni farcitura: crauti, spinaci, ricotta, papavero e mirtilli rossi..., "panicia" zuppa d'orzo, sgonfiotti di patate e via dicendo tipo pranzo di nozze (se vi capitasse di andarci, NON toccate cibo per l'intera giornata!) - l pm stravolti dal sonno, si sono fatti un pisolino sulla panca; all'arrivo delle costine di maiale e dello stinco- rifiutati dal sottoscritto e dalla Bee temendo l'esplosione imminente - nik, il pm grande, si è rianimato, sbafandosene un piattone sotto i nostri occhi sbigottiti, per poi ri-piombare in un sonno profondo. Beata gioventù io c'ho avuto gli incubi tutta notte, inseguito da frittelle di ogni foggia e dimensione... Oh, ma non abbiamo mica passato tutto il we a tavola! Domenica ci siamo alzati di buon'ora e abbiamo preso la seggiovia per il rifugio "Santa Croce" - si lo so che c'è anche la camminata di tre ore andare, tre ore tornare ma avete presente trascinarsi dietro i pm??? Bello! i miei amatissimi prati, non sapevo più dove guardare e cosa fotografare, distese di genzianelle primule rosa e botton d'oro, peccato per la luce balenga del cielo coperto. Mi ero appena scusato di non essere riuscito a pubblicare il rituale prato fiorito? e invece, detto fatto! Arrivati al rifugio abbiamo deciso di proseguire per il sentiero che porta alla ferrata e abbiamo scelto bene.
camedrio alpino, Drias octopetala
Si attraversa un bosco di radi pini, pietre bianchissime e distese di rododendri fioriti e cuscini di dafne profumatissima, forse anche troppo; un giardino zen alla decima; ogni roccia sembra sistemata appositamente, incorniciata dalle clematis alpine;
Clematis alpina
i gruppi di rododendro danno profondità, il camedrio illumina la scena, veramente un incanto.
camedrio alpino, Drias octopetala
E ancora più incantati si resta se si scende di scala e si osservano i dettagli.
Daphne striata
Silene exscapa
Rocce ammantate di cuscini fioriti; il legno dei ginepri liscio e argentato dalla neve e dal sole; minuscoli perfetti paesaggi nelle crepe della dolomite, tutto sotto l'incombete presenza della parete del Santa Croce, nuda, aspra, sempre più vicina e possente. E più si sale più i pini si fanno radi e contorti, spariscono i rododendri ferruguinei e sotto i mughi si illumina il rosa del rododendro cistino, grazioso come pochi, per lasciare poi il passo a spargole genziane tra il ghiaione. Speravamo di vedere le marmotte, ma i pm hanno scoperto l'eco! credo ci abbaino sentito fino in svizzera.
rododendro cistino - Rhodothamnus chamaecistus
Gentiana acaulis
Non siamo grandi montanari, ci conoscete, siamo più "da pic nic con copertina", ma visto anche l'entusiasmo che il paesaggio di alta montagna ha scatenato nei pm, specialmente per le arrampicate sulle rocce e alla vista delle amatissime piante carnivore (pinguicole) (oddio, quando si sono resi conto che per tornare al rifugio avremmo dovuto ri-percorrere tutta la strada c'è stata un po' di burrasca...) bisseremo al più presto.
Pinguicola alpina
Per ora ci caliamo al mare: Sardegna, nord, vicino al paese della mia nonna, mai visitato. Una vacanza un po' "radici", a presto. Mannochenonvilascosenzaricettina.
CONFETTURA DI LAMPIEGIE
Ho trovato delle ciliegie in cassetta belle mature, nere e sode e ad un prezzo ragionevole (al super le ho viste a 9,60 euri!! roba da matti), così come dei lamponi, per integrare quelli dell'orto. Siccome quest'anno l'albicocco ha scarseggiato con la produzione, mi sono buttato sulla confettura di lampiegie ;O). Ho lavato, asciugato bene e snocciolato un kilo di ciliegie, che pulite fanno circa otto etti, le ho passate al minipimer con il succo di un limone, ci ho aggiunto un kilo di lamponi non lavati - erano bio, li ho solo mondati -e due etti di ribes rosso sgranato, al posto della pectina. Ho aggiunto un kilo di zucchero di canna bianco - quello grezzo è troppo forte e copre il gusto della frutta - e ho lasciato a macerare per tutta la notte. Al mattino ho dato una bollita di ca. 10 minuti, ho schiumato bene - bisogna essere drastici, la schiumetta rosa va tolta tutta con pazienza, altrimenti la marmellata risulta opaca e sbiadita e ho lasciato riposare. Al pomeriggio ho passato al passaverdura - maglia fine (sì!, sono delicatino e i semini dei lamponi nei denti mi fanno venire gli sgrisoli!) ho rimesso la confettura sul fuoco lento per circa 20 minuti; ho fatto la prova del piattino e la consistenza era quella giusta, ho invasato bollente nei vasetti ma non ho tappato subito! con le marmellate gelatinose occorre aspettare qualche minuto, finchè non si è formata una pellicina sulla superficie, allora si può chiudere il vasetto senza il pericolo della condensa che può ammuffire - il calore della marmellata sigilla comunque i tappi "clic clac". Le lampiegie hanno un profumo squisito e un gustino acidulo propriocomepiaceamè. A presto, saluti golosi, cat

lunedì, giugno 15, 2009

spighe

ops, mi sono distratto un momento e siamo già a metà giugno! e tutte le foto delle rose lì che aspettano di essere pubblicate? e le erbazze e i fiori dei bordi stradali? ricette? quelle poche: siamo tornati a "regime" Siamo, io e le mie fettazze, non tanto per la figüra, quanto per taccagneria (mai buttare via di botto il guardaroba estivo - compresi i costumi - sotto gli effetti allucinogeni delle ultime pesate lusinghiere dopo un anno di dieta a pesce bollito!!!). Maddai, quest'anno non ho nemmeno pubblicato il tradizionale prato di fiori alpino bagnato da acquazzone da sopralluogo - ce l'ho lì bello e pronto, un prato di primule e soldanelle- ma oramai è passato troppo tempo e allora ripartiamo con ordine. E' giugno, fa caldo e i campi sono biondi, ma a me piacciono ugualmente! Passeggiando dai nonni, sotto un sole che credeva di essere ad agosto, mi sono goduto le infinite tonalità paglierine e le forme più diverse di spighe. Quelle tutte impettite e giallo chiaro delle Festuche, quelle delicate e altissime della Poa, delle Phalaris e dei Sorghum, issate su steli nocchiuti, quelle di finissima filigrana delle Agrostis, luce pura nei mazzi di fiori di mia mamma. Seguendo il sentiero, tra la mentagatta svettavano i fuochi artificiali dei Bromus di un giallo intenso a contrasto con il verd'azzurro delle elaganti spighette delle Avena con i due lunghi baffi e, più in basso le spighe "a spiga proprio quella vera", degli Hordeum, mi facevano tornare in mente battaglie di spighe volanti, impigliate nelle magliette o nei capelli (che male!). Tutti i toni del giallo, sfumati per bene dalla luce e dal caldo si fondevano nel campo pronto per la mietitura e le grandi macchie di cardi verde-lilla, cadevano come pennellate. Grande ispirazione per giardini aridi e non troppo pettinati! In fondo alla stradina, sul costone assolato ho trovato le ultime fragoline di bosco: caricato, mirato, fuoco! sparate tutte in un colpo in bocca, che esplosione di gusto, anche se un po' rinsecchite dal caldo. E dopo tutta 'sta passeggiata ce la meritiamo una bella pastasciutta? Questa me l'ha insegnata la mia pescivendola di fiducia ed è proprio semplice. PACCHERI ALLE CANOCCHIE IN BIANCO Ho pulito circa 4 - 5 canocchie per commensale (il pm piccolo, Franz, ne va pazzo!) tagliando le zampette e le alette (che roba orrenda da descrivere!) e i lati del guscio, lasciando però testa e chele. Ho preparato un battuto con poca cipolla, carota, sedano e un pochino pochino di aglio, li ho fatti soffriggere in olio evo e appena si sono rosolati ho aggiunto le canocchie e 5, dico solo 5, aghi di rosmarino (aghi mica rametti eh!) per togliere il dolciastro in eccesso. Ho fatto rosolare per alcuni minuti e ho sfumato con un buon bicchiere di vino bianco secco, ho lasciato evaporare e ho proseguito la cottura per pochi minuti, giusto il tempo di fondere i sapori. Ho lessato al dente i paccheri e li ho saltati nella padella con le canocchie e una spruzzata di prezzemolo. A me sono piaciuti molto, la bee preferisce un tocco acido del pomodoro, in effetti risultano un po' dolci. Troppe calorie? e allora tuffatevi su queste CANOCCHIE AL VAPORE D'ACETO che in realtà non sono nemmeno una ricetta, ma un nuovo - per me - modo di cucinare il pesce. Procuratevi una padella larga col fondo spesso e il coperchio: sciacquate le canocchie ma lasciatele intere; disponetele in uno strato sul fondo della padella, versatevi sopra due cucchiai di aceto bianco; inumidite per bene uno strofinaccio e tendetelo sulla padella, fermandolo con il coperchio. Due minuti di fuoco vivo - ocio a non dar fuoco allo strofinaccio!! - e le canocchie si cuociono perfettamente, senza nemmeno spuzzicchiare casa! una spruzzatina di limone e prezzemolo e un filo di olio evo completano la goduria. A presto, sperabilmente ;O), saluti golosi, cat

domenica, maggio 17, 2009

e le seconde!

E se aspetto ancora un pochino fioriranno anche le ultime rose. Ho passato un altro periodo ventoso, di quelli che fanno venire voglia di andare a letto presto, ma poi rimani lì con gli occhi sgranati a fissare il soffitto. Il vento si è calmato e mi è tornata voglia di bazzicare da queste parti. Facciamo finta di aver fatto un brutto sogno, è il risveglio e io mi trovo ad annusare queste generose rose. Nel giardino dei miei che sconfina con le coltivazioni e le ripe incolte, ormai 3 anni fa, ho piantato una decina di rose botaniche che, finalmente, hanno assunto l'aspetto di bei cespuglioni con i rami ricadenti. Il primo giro di fioriture spetta alle gialle, quelle del post precedente, ma ora è il tempo dei rosa. Una delle mie rose botaniche preferite è la Rosa glauca. E' cresciuta in un lampo- è alta più di due metri, non ha bisogno di troppa acqua e ha le foglie di un bellissimo colore che varia dal prugna al grigio, ricoperte da una patina cerosa. Adesso è in piena fioritura e i bei rami arcuati sono pieni di stelline rosa scuro sfumati di bianco - della stessa forma dei miei stampini per biscotti giapponesi! - messi ancora più in evidenza dal colore scuro delle foglie. Non è una primadonna ma la foggia e il colore delle foglie la rendono preziosa per i giardini campagnoli/informali, all'imbrunire prende un colore azzurro tutto particolare. Al caldo del sole di mezzogiorno, come due sirene, la rosa gallica - forse tra le prime rose ad essere coltivata - e la sua compagna inglese mi hanno attirato da lontano col loro profumo, lì sul limitare dell'orto. Le ho piantate vicine un po' per caso, ma la rusticità e la semplicità della gallica, con i fiori un po' lassi, mettono ancora più in evidenza la ricercatezza dell'intrico di petali della rosa "Gertrude Jekyll" e i due toni di rosa mi sembrano bene assortiti, così come i loro profumi; seduto nell'erba, a metà strada tra i due cespugli mi sono goduto col naso l'effetto stereo! Passata l'orgia di profumi e colori non resta che aspettare l'autunno, per godersi i curiosi frutti: quelli della rosa glauca sono a mazzetti, tipo ciliegie rosso cupo, quasi neri, mentre quelli della gallica sono delle perozze all'incontrario arancio vivo. Ma in questi giorni ho armeggiato anche in cucina e sbirciando tra i vari blog, mi è scattata la voglia di risottino "verde". Detto fatto vi spadello due risottini provenienti direttamente dal quasi orto di cat, e dall'eccessivo orto di mio papà.
QUASI RISOTTO FAVE E PESTO DI MENTA E AGLIO ORSINO
Ho piantato nell'orto la menta "fragolina" - Erdbeerminze, una menta con le foglie piccine che sfregata profuma di menta e fragoline di bosco (nel gusto purtroppo la nota fragole sparisce) e c'erano ancora parecchie foglie di aglio orsino belle fresche. Ho abbrustolito una manciata di pinoli in un padellino anti-aderente, ho pulito una manciata di foglie di menta, quattro cinque foglie di aglio orsino, ho messo tutto nel mixer con abbondante olio evo e ci ho fatto un pesto profumato di erbetta, menta ed aglio. Ho lessato al dente il riso (vialone nano Bio di una corte vicino Verona - una bontà anche solo bollito e scondito) con una bella manciata di fave fresche sbucciate anche dalla seconda pelle, ho scolato lasciando un po' di acquerugiola e ho condito con il pesto. Anche la Bee ha apprezzato, ma mi ha vietato di chiamarlo "risotto". Ma ora il risotto quello vero. Mio papà, golosissimo di rapanelli, quest'anno si è fatto prendere la mano e al momento della semina ha esagerato con i semi. Morale della favola adesso si trova con una rigogliosa aiuola di foglie di rapanello, ma di simpatici pallottoli fucsia nemmeno l'ombra. Il caso vuole che proprio domenica mi sia capitato per le mani un vecchissimo libricino di ricette sul riso, di quelli promozionali di una riseria di Villafranca, che tra l'altro non esiste più e cosa ci trovo:
RISOTTO DI FOGLIE DI RAPANELLI E GRAPPA
Ho tritato uno scalogno e l'ho fatto imbiondire nell'olio evo, ci ho aggiunto il riso (sempre vialone nano a casa nostra) e l'ho tostato bene, ho sfumato con un bicchierino di grappa (una slibovitza alla prugna) e ho fatto evaporare bene, poi ci ho aggiunto un bel mazzo di foglie di rapanello tritate e il brodo vegetale e ho portato a cottura, mescolando poco e aggiungendo il brodo all'occorrenza. Ho mantecato con un cubetto di burro, ma poco poco, e ho servito. E' piaciuto sia alla Bee che ai pm, anche perché le foglie dei rapanelli hanno un gusto molto delicato, i pm hanno aggiunto grana grattato, ma secondo me ammazzava il gusto. E per finire in dolcezza, dato che siamo in tema di risotti e giriamo tra Verona e Mantova, al forno, dai nonni a Valeggio, avevo puntato una meravigliosa "sbrisolona", poi l'occhio è caduto sul prezzo al kilo e mi sono detto: è il momento giusto per provare a farla! Rapida consulenza telefonica con la Bee (era a casa per lavoro, così mi ha raccontato!) per trovare una buona ricetta in rete perché la sbrisolona la abbiamo sempre acquistata (il mio nonno era mantovano, ma di cucina ne sapeva mezza, e la nonna è venuta a Bz che aveva 12 anni!). La Bee, dopo attenta ricerca (10 secondi netti) mi detta la più facile da memorizzare, e devo dire che abbiamo avuto fortuna perché è venuta fuori una sbrisolona coi fiocchi.
TORTA SBRISOLONA IN BASE DUE
Ho macinato non troppo finemente DUE etti di mandorle con la pellicina, le ho mescolate a DUE etti di farina bianca e DUE etti di farina di mais fioretto, quella finissima. Ho aggiunto DUE etti di zucchero di canna integrale e DUE bei pizzichi di sale e DUE bei pizzichi di vaniglia naturale. Ho mescolato bene le polveri, poi ho fatto la fontana e ho aggiunto DUE etti di burro a fiocchetti (erano previsti due etti di strutto, ma proprio non ce la faccio) e DUE rossi d'uovo e la buccia di UN limone. Ho impastato burro, uovo e un po' di farine con i coltelli e poi sono passato alla punta delle dita, finché non ho ottenuto tante belle briciole unte e giallo oro. Ho imburrato una teglia tonda di alluminio e ci ho sbriciolato l'impasto, premendo un po' ma non troppo; ho decorato con alcune mandorle intere e ho infornato a 170° per una buona ora. Se la preferite morbida potete lasciarla più spessa, se la preferite bella scrocchiarella, non dovete farla più spessa di un dito e una volta cotta, la potete "biscottare" senza lo stampo ancora per qualche minuto. Occhio che è pericolosa, una volta iniziata, con i granellini di sale che esaltano il gusto delle mandorle, è difficile fermarsi (ve le ricordate le 10 fettazze che mi ero tolto di torno l'anno scorso, beh la metà di loro si sono ripresentate, le str..anezze della vita ;O)) Saluti golosi, cat