cucino in giardino

sentieri golosi tra fiori e verdure

martedì, gennaio 29, 2008

giardini d'inverno

Chi l’ha detto che il giardino in inverno, anche senza neve purtroppo, non riservi piccoli momenti gratificanti per i nostri occhi sempre a caccia di colori.

Con la luce tersa delle mattinate gelide, o con gli improvvisi tramonti, questo è il momento migliore per concentrarsi sulla forma degli alberi.

Osservare gli alberi in controluce, il massimo della fortuna è con la luna piena, mi trasmette un senso di forza pacata, di sicurezza, mi piace seguire col dito la direzione dei rami e poi è un grande esercizio per imparare a disegnarli!

Spesso la struttura di un singolo rametto, a volte la foglia stessa, ripropone all’infinito la struttura dell’albero (di questa osservazione dobbiamo essere grati a Goethe): i platani sono tutti un zig-zag, ad ogni gemma, il rametto cambia direzione; i salici contorti giapponesi

sono un groviglio di spirali e riccioli, i tigli sono molto ordinati, se lasciati crescere liberamente, hanno la chioma a forma di picche, i larici disegnano tendoni di pizzo, con un gioco di linee verticali tutte bitorzolute…le uniche piante un po’ inquietanti, che purtroppo mi tocca vedere ogni sera, sono i meli potati a filare; tronchi e rami capitozzati, rametti forzati e piegati, mi ricordano le illustrazioni della divina commedia e un racconto che mi passò mio cognato “il figlio degenere”, non chiedetemi altro! C’ho ancora gli incubi e vi assicuro che venire sfiorati pedalando, nel silenzio e nel buio assoluti della mia solita capezzagna, un po’ di sghega me la mettono.

Ma dicevo dei colori, è il momento per apprezzare le cortecce colorate.

Le mie preferite sono quelle rosse che, con l’umidità di certi pomeriggi, regalano al giardino suggestioni di barriera corallina (a proposito di spaesaggi, dovrei appendere al cornus dei pesciolini di metallo!).

I Cornus sono i più generosi: i Cornus sanguinea, hanno rami violetto e porpora scuro, i Cornus alba “Sibirica”dal ramo corallo, i Cornus stolonifera “Flaviramea” con rami nuovi dalla corteccia giallo ocra e i Cornus stolonifera “Kelsey”, più bassi, con la corteccia arancio brillante virante al salmone.

Tra gli alberelli, gli Acer “Sangokaku” hanno la corteccia corallo rosata, e i salici mettono in scena una collezione di gialli, arancio e verde acido, che fanno venire voglia di creare un giardino solo per loro, specialmente quando ha appena spiovuto, e intorno alla chioma nuda si accende una nebbiolina fosforescente, oppure quando si osserva la città con la schiena appoggiata al tronco di un salice piangente, protetti da una gabbia di dardi giallo oro.

Sia i cornioli che i salici, vanno potati proprio ora, per garantire sempre nuovi rami dalla corteccia più colorata, e i rami potati si possono mettere in vaso; sono allegri anche nudi, ma se avete pazienza, col tepore degli appartamenti, presto cacceranno foglioline verde tenero, giusto in tempo per farci l’albero di Pasqua!

Ancora un tocco di mare nel frutteto? A colorare l’inverno ci sono anche i licheni ( un po’alghe un po’ funghi). Misteriosi, giallo acido o arancio acceso, purtroppo non è facile scovarli in città, tra inquinamento e “cure eccessive”, ma se si sceglie la via dolce, e non ci si accanisce contro ogni pidocchietto tra le rose, forse, i più fortunati potranno godere dei loro colori.

Questi sono del frutteto dei nonni, e hanno trasformato i rami dei vecchi pruni abbandonati in bizzarri tentacoli legnosi.

Svelti! Ci è rimasto ancora poco tempo in giardino per goderci questi piccoli piaceri, i primi fiori sembra non possano più resistere, stanno letteralmente esplodendo e tra poco cattureranno tutta la nostra attenzione.

E adesso, tutta ‘sta natura non vi ha fatto venire un po’ di languorino?

Ho scoperto una nuova pasta phillo, buona buona, arrotolata e non spiegazzata e con dei fogli enormi! Hem di produzione greca (evabbè, non la compro spesso dai, non fatemi venire i sensi di colpa!).

Era da un po’ che l’occhio mi cadeva su un tortino di phillo, bulgur e…fegatini di pollo adocchiato su uno dei soliti libricini GU (mi dispiace ma sono in tetesko!), ma le rotelle del goloso quasi-vegetariano si sono subito messe in movimento e l’altra sera, in occasione di una cenetta informale per festeggiare la panza, (hem veramente il pirolino che la abita ancora per un po’), della mia amica “wlamoussedichicco” ho sfornato questo:

PASTICCIO DI BULGUR E LENTICCHIE ROSSE IN CROSTA DI PHILLOPASTA

Ho sciacquato 4 etti di bulgur pre-cotto e li ho lasciati scolare, ho messo a bollire 8 etti d’acqua con due cucchiaini rasi di sale e una nocciola di burro, ci ho tuffato il bulgur, ho portato nuovamente a bollore e ho lasciato gonfiare, a pentola coperta.

Nel frattempo ho sbucciato e tritato una grossa cipolla rossa, grattugiato due grosse carote con la grattugia a fori giganti e ho pulito e tritato un bel mazzo di coriandolo (la ricetta è partita tutta dal coriandolo, che finalmente ha fatto capolino anche al super!).

A parte ho lessato al dente un etto di lenticchie rosse decorticate, quelle che non hanno bisogno di ammollo.

In una padella larga e bassa ho messo a rosolare la cipolla, le carote e il coriandolo, con un po’ di olio evo e un pizzico di polvere d’aglio e peperoncino (ho scoperto che l’aglio in polvere lascia il gusto ma non…il retro-gusto in ufficio!) poi ho aggiunto dei filetti di pomodoro pescati dal loro succo, il bulgur, bello sgranato e le lenticchie scolate. Ho fatto insaporire per benino e ho messo a raffreddare.

In una pirofila unta d’olio ho steso 6 fogli di phillopasta, spennellandoli ad uno ad uno con olio evo emulsionato con un cucchiaio di latte (in tutto ho usato due cucchiai di olio per una pirofila gigante! Molto meglio della sfoglia! Sia per la panza che per il colesterolo); poi ho riempito con la farcia al bulgur e ho ripiegato i bordi dei fogli di pasta sulla superficie, spennellandoli bene. O infornato per mezz’ora, ho tagliato a fette tutte scrocchiarelle e, da quello che mi ha detto Ula Wlamou..anche il cosino l’ha apprezzato!

Ma che cena sarebbe stata senza un dolcetto?

Ula ci ha portato uno stollen di propria produzione, che giaceva in cantina, per noi, dalla vigilia di Natale…oh era ancora buono e fettina dopo fettina ce lo siamo spazzolato chiacchierando.

Ma la phillopasta era in confezione maxi e così HO DOVUTO fare uno

STRUDEL DI PERE E CARAMELLE MOUUU

Lo strudel di Phillo è una libidine per chi ama lo strudel croccante e sfogliato, e come per lo sformato, in tutto il dolce ho usato solo tre cucchiai di burro fuso.

Al mercato, al banchetto del contadino, ho preso delle belle perette “ruggine” che ho sciacquato e passato alla grattugia a fori giganti, con tutta la buccia, ho condito con una cucchiaiata di zucchero di canna integrale e un pizzico di chiodi di garofano.

Ho steso due fogli di phillo nella teglia, e ho spolverato il fondo con tre fette biscottate sbriciolate, vi ho appoggiato sopra le pere e…tocchettoni di caramelle mou, quelle polacche belle cicciotte (l’idea l’ho copiata da un programma padellaro austriaco!).

Ho avvolto alle pere la phillo molto delicatamente, spennellando ogni foglio di burro fuso e latte, fino ad ottenere uno strudel a mille foglie, ultima passata di burro e via, in forno caldo a 180° per 20’.

Spolverizzate di zucchero a velo, le fogliette della phillo sono una goduria, non vi dico i tocchi di mou con le pere!

Saluti golosi cat

lunedì, gennaio 21, 2008

memedelmesedinascita

Ppensavo fosse più complicato del previsto, ma con internet è stata una passeggiata!
Ecco il meme a cui mi hanno invitato a partecipare Marinella e Cocozza, oggi niente foto e niente ricetta, sono giorni che non cucino, rintanato 10 ore al giorno in Fiera! ma presto saprò farmi perdonare.

Gennaio:

Ostinato e testa dura??? Ah beh, cominciamo bene! Mannaggia anche nei meme mi tocca sentirmelo dire!

Serio ed ambizioso, ecco, queste mi piacerebbero troppo, ma poi mi scappa da ridere!

Ama insegnare ed “essere imparato” (ho espresso il concIetto?), sì sì è vero, ho accarezzato spesso l’idea di fare l’insegnante e imparare sempre nuove cose mi elettrizza.

Cerca sempre errori e debolezze degli altri, ‘sta roba da bastardazzo non mi piace per niente, ma mannaggia la pupazza, devo ammettere che una parte di verità, anche se piccina piccina…..

Gli piace criticare, no criticare no, punzecchiare quello sì!

Sgobbone e produttivo, ecco ditelo al mio capo! Vero, vero! Ma dopo periodi di lavoro da mulo, mi regalo periodi di puro cazzeggio!

“Figo” acuto, carino e organizzato, oh, me lo dice il meme!

Sensibile e con pensieri profondi, così profondi che a volte mi danno un po’ di vertigine!

Devo avere anche la faccia che ispira, in treno, alle code agli sportelli, con i clienti, ricevo confidenze e la gente mi parla e mi parla, e a me, sotto sotto, piace stare ad ascoltarla!

Sa come fare felici gli altri, questo è vero, una cosa che mi regala massima gratificazione è sapere che un mio piccolo gesto ha fatto felice qualcuno; anche se sono convinto che in questo meccanismo di dare avere ci sia un po’ di ricerca di approvazione!

Quasi mai eccitato o teso, anche nella bufera so restare calmo e concentrato, anzi nelle “emergenze” do il massimo! sia al lavoro che nella vita.

Piuttosto riservato, vero! Ma se poco poco rompo il ghiaccio, poveri voi!

Molto premuroso, e chi direbbe di non esserlo?

Resistente alle malattie ma incline alle malattie da raffredamento, ecco qui la bee è scoppiata in una sonora sganassata!

Romantico ma ha difficoltà ad esprimere i sentimenti, me se a casa sono il dispenser di coccole ufficiale!

Gli piacciono i bambini, specialmente con le patatine fritte! Mi permetto di scherzare perché penso sappiate quanto mi fanno felice i pm!

Leale, questa la sottoscrivo al 100% . la doppiezza mi ferisce e mi lascia senza forze!

Ha grandi abilità sociali anche se facilmente incline alla gelosia, ma un filo di sana gelosia-rosicante secondo me è il pungolo per migliorarsi! Basta non farsi rodere troppo, allora diventa patologico.

Molto testardo e accorto sulle spese, testardo sì, ma braccino corto e sparagnino proprio no! Avete presente le litigate con la bee per i miei acquisti compulsivi?e provate a chiedermi se conosco l’ammontare del mio conto in banca! Ma io ho un conto in banca? Beee….

sabato, gennaio 12, 2008

spaesaggi

Ieri sera ho avuto uno “s-paesaggio”! spaesamento nel paesaggio (urbano).

Hai avuto un che? Cerco di spiegarmi meglio.

Sono andato a teatro con le amiche della bee, tra cui le Grigo sisters, le più fashon victims tra le nostre amiche (eh, vengono da Milano mica per niente!) e mica ci potevo andare con il solito giaccone imbottitazzo che uso con la bici tutti i giorni no?

Allora vai di cappottino leggero e i guanti? Dimenticati nelle tasche del giaccone, ovviamente!.

All’andata tutto bene, ero in ritardo e ho pedalato a razzo.

All’uscita da teatro siamo andati a berci una birrozza (le amiche della bee non sono tanto da rosolio!).

Quando ci hanno gentilmente invitati a sgombrare diluviava, ma una pioggia gelida, quasi neve. Rapidi saluti e di nuovo in bici, ‘stavolta un gelo polare, battevo i denti e non mi sentivo più le mani.

Ad un incrocio, quasi sotto casa, il semaforo è diventato rosso, per qualche minuto nessuna macchina in giro, automaticamente mi sono fermato, silenzio completo, tranne le gocce di pioggia ghiacciata quando…zssss zssss zssss zssss un coro di cicale, vicine e lontane.

Improvvisamente ero in agosto, in pineta al mare, sotto una pioggia rinfrescante, il fresco era quasi piacevole…beep un clacson mi suona, è tornato il verde e anche le mani congelate, l’avvisatore acustico del semaforo per i non vedenti è tornato a confondersi col traffico.

Mi sono sentito tanto piccolo fiammiferaio…per fortuna non mi è apparsa la nonna!

Vi assicuro che ho bevuto solo una birrozza!, ma non sarebbe bello, ogni tanto, potersi godere il silenzio completo anche in città, anche se per pochi minuti e magari beccarsi un bello spaesaggio? Beh, magari non sotto la pioggia ghiacciata.

E allora, per restare in tema di spaesaggi e piccole fiammiferaie (ma è poco brutta quella storia? Mi sono sempre rifiutato di raccontarla ai pm) vi insegno un piccolo trucchetto per trasformare un mandarino in una bugia.

Occorrono proprio i mandarini, niente scuse, con le clementine non riesce e nemmeno con mapo e arance, cuccatevi i semi!

Incido la buccia del mandarino all’equatore, facendo attenzione per non tagliare troppo gli spicchi, comincio a staccare la buccia dagli spicchi con un cucchiaino e poi con le dita, delicatamente.

Elimino per prima la calotta senza il picciolino verde, il culetto del mandarino per intenderci, poi sempre facendo attenzione a non strattonare tolgo gli spicchi dalla restante calotta, lasciando intatto e perfettamente attaccato alla buccia, il filamento bianco che unisce gli spicchi.

A questo punto verso dell’olio nella calotta con lo stoppino, bagnandolo bene e faccio un buco tondo al polo nord dell’altra calotta. Accendo la fiammella, sovrappongo le calotte e il gioco è fatto! Occhio a posizionare il lanternino-mandarino su un piattino o succede un bel ca..tastofe.

Tra le amiche del teatro c’era anche ula-wlamoussedichicco, che, il giorno prima, scoraggiata dal loro aspetto, mi ha regalato un mazzo di scorzonera che, sommate a quelle che mi sono arrivate con la kiste, hanno intasato il lavandino della cucina con la montagna di terra di cui erano ricoperte.

Mentre pulivo e spazzolavo le radici con la spazzolina giappo, pensavo come mi sarebbe piaciuto gustarle (adoro le radici!); lo scorso anno il mio amico alex le ha fatte fritte, una libidine, ma avevo promesso un post light, quindi vi cuccate una bella

INSALATA DI ARANCE E SCORZANERA

Ho lessato in pentola a pressione al vapore e al dente la scorzonera, spazzolata e pelata e tagliata a listarelle grosse. Ho pelato al vivo un’arancia e l’ ho affettata, raccogliendo il succo in una tazzina.

Ho tritato del prezzemolo e tagliuzzato delle olive nere al forno, ho tostato appena dei semi di finocchio (consiglio vivamente di usarli in questa insalata!!e chi ha orecchie per intendere…) e ho emulsionato il succo d’arancia con olio evo. Ho composto l’insalata e me la sono gustata. Il gusto dolce e pastoso della scorzonera secondo me andava proprio d’accordo con l’acido dolce delle arance, averli avuti, ci avrei aggiunto anche dei capperi.

E visto che abbiamo fatto i bravi e non abbiamo esagerato con le calorie, ci possiamo gustare anche un dolcetto

QUASI CRUMBLE DI MELA E ZUCCA

Ho cotto al vapore un po’ di zucca a cubetti e delle tristi mele golden, “fiappe” (avvizzite), che vagavano nel portafrutta da settimane. Ci ho aggiunto una bella grattugiata di zenzero fresco, una cucchiaiata di uvette, un pizzico di vaniglia naturale e un pizzico di cardamomo.

Ho messo la composta in alcune pirofile monoporzione, ho tritato grossolanamente alcune mandorle, ho coperto le melezucche e ho gratinato sotto il grill per alcuni minuti; dolce di suo, morbido e scrocchiarello, si gusta senza sensi di colpa!

Saluti golosi cat

lunedì, gennaio 07, 2008

buon giorno e buon anno!

Iiaauwwnnn! (sbadiglio!)

Cosa? È dal 12 dicembre che non mi faccio più sentire?

Ebbene sì ho poltrito, ne avevo bisogno!

Abbiamo trascorso delle vacanze leente leente, costretti a casa per acciacchi vari che ci siamo spartiti vicendevolmente, in compagnia di tanti films, vagonate di lego da montare ed ettolitri di tisane, e quando siamo stati meglio, la pigrizia ci ha sopraffatti.

Per capodanno abbiamo avuto una sferzata di energia: quest’anno, con gli amici, ci siamo regalati un cus-cus- catering, da 1000 e una notte, ma mica potevo stare con le mani in mano e allora vai di insalata calda di pomodori e melanzane, baba ganoush, terrina di zucca, budino di latte, riso, pistacchi e acqua di rose e… tadà, baklava alle mandorle, tutte ricette scovate in internet alle voci: cucina araba o cucina marocchina.

Ma la vera attrazione della serata, la vera “maialata” ce l’ha procurata la mia amica Manu (che legge sempre e non commenta mai, VERO!).

La sera prima telefona e essemmessa a tutti lasciandoci incuriositi: mi raccomando portate tutti gli avanzi (anzi, come dice lei tutti gli scürpai ) di cioccolata che avete in frigo!

Abbioccati dall’abbondante cus cus, si comincia ad armeggiare intorno al microonde, e compaiono come per magia, tavolette e tavolette di cioccolato e, improvvisamente, appare sul tavolo un “mestiero” che già da “vuoto” prometteva bene.

Il fontanone di cioccolata.

Lo so che la fonduta di cioccolata è tra le più gettonate a capodanno, ma vi assicuro che l’effetto fontana rende tutto maledettamente più goloso.

All’inizio, timidi timidi, ci siamo lanciati con la frutta, poi siamo passati ai tocchettini di pane casereccio e infine, oltrepassata la linea della decenza, siamo andati di dito, un successone, specialmente con i piccoli (l’unica accortezza, la prossima volta dobbiamo ricordarci di tappezzare pavimento e tavolo, alla fine sembrava un campo di battaglia!).

Dicevo, a parte la festa di capodanno e la tradizionale “cena degli avanzi” del giorno dopo e una toccata e fuga dai nonni, in un’insolita Valeggio imbiancata, siamo stati rintanati in casa al calduccio tutto il tempo.

Ma questo fine settimana è scesa finalmente la neve, ci siamo fatti coraggio e, invitati dai nostri amici pigripiùpigridinoi ;O), ci siamo lanciati e abbiamo affrontato questi 20 minuti di camminata sulla neve, spinti da spirito sportivo, muniti di slitte e padelle (quelle per scivolare sulla neve!) e di tutti i propositi salutistici dei primi giorni dell’anno.

Dopo poche scivolate ci siamo ritrovati, non so come, mi ricordo solo una strana nebbia, a fare merenda con Knödel in brodo, patate e uova, Strauben e Omelette, alle quattro di pomeriggio! E non solo i “grandi”, i cuccioli si sono spazzolati quasi tutto, sarà stata l’arietta fresca, o la ritrovata libertà?

La giornata non era delle migliori per scatenarsi sulla neve, ma la voglia di bianco era tanta.

Il posto per noi è bellissimo, sul Renon, spartano, così vicino e così lontano, con tanti animali impellicciati per il freddo, giochi semplici ma unici, e soprattutto con un bel prato in discesa coperto di neve.

Peccato che sotto la neve avessero appena sparso il letame!

Finchè eravamo all’aperto non ce ne siamo accorti, ma saliti in macchina, col clima’ a 200 gradi per riscaldarci abbiamo cominciato ad olezzare di “sano e campagnolo”, stasera la lavatrice dovrà fare gli straordinari!

E adesso che ricetta vi posto???

Lo so che sono passati Natale, capodanno e la befana, ma io nel frattempo ho continuato a sfornare e cucinare, fotografare e assaggiare (essì assaggiare! ho passato quasi indenne le feste, senza scendere di un grammo ma fortunatamente senza ri-mettere su le fettazze tanto sofferte, e di scivoloni ne ho fatti, ohh se ne ho fatti!).

Bòn, ho deciso non sarà un post “up to date” ma c’ho tutte ‘ste foto di biscotti di cui vado orgoglioso, che mi sembrerebbe uno spreco non pubblicare, eppoi dov’è scritto che i biscotti vanno fatti solo durante l’Avvento?

Un po’ li avete già visti, ora vi descrivo gli orientali, tutti mandorle, burro sesamo e…matcha:

FROLLINI AL SESAMO E MARZAPANE

Ho tostato in un padellino anti-aderente 40 g di sesamo bianco e ho lasciato raffreddare (ma che profumo il sesamo tostato di fresco!).

Ho impastato 200 g di marzapane (acquistato a Monaco in novembre) con un rosso d’uovo, 50 g di zucchero a velo, il succo di mezzo limone, 40 g di farina e i semi di sesamo tostati (tranne una cucchiaiata per le decorazioni), ne ho fatta una palla che ho avvolto di pellicola e messa in frigo per un po’.

Ho pre-riscaldato il forno a 160°, ho steso la pasta molto sottile tra due fogli di carta-forno , ho ritagliato le formine, ho inumidito i bordi con la chiara d’uovo e li ho cosparsi di sesamo, li ho infornati per 10 minuti scarsi a 140°; scrocchiarelli e gustosi.

BISCOTTI MARMORIZZATI AL MATCHA

Ho finalmente trovato del matcha ad un prezzo ragionevole e cosa potevo farci se non i bIscotti.

Ho impastato velocemente e con il coltello 150 g di burro freddo, 100 g di zucchero, un pizzico abbondante di vaniglia naturale un uovo sbattuto e 250 g di farina setacciata due volte.

Ho diviso l’impasto in due parti uguali e ad una o aggiunto due bei cucchiai da tavola colmi di the verde matcha, e ho impastato per bene, fino ad ottenere una incredibile pasta verdona.

Con ciascuna delle paste ho ricavato dei salamotti sottili, della stessa lunghezza (se, come me, siete sul maniaco andante, conviene pesare i singoli pezzi di pasta cosicché i salamotti verranno esattamente identici). Ho avvolto in un abbracio spiraloso un salamotto giallo ad uno verde, li ho avvolti nella pellicola, ho arrotolato un po’ sulla spianatoia e ho messo in frigo per tutta la notte.

Il giorno seguente ho eliminato la pellicola e ho tagliato delle fette abbastanza spesse dai salamotti bicolore, che ho messo sulle teglie con la carta-forno e passato in forno per 12-15’ a 180°.

Curiosi, croccanti, insoliti,con un tocco di amarognolo, sembrano biscotti pucciati nel the.

Non ne avete ancora abbastanza allora continuo, e ancora biscotti verdi

CORNETTI AI SEMI DI ZUCCA

Ho tostato in forno 200 di semi di zucca decorticati, fino a renderli fragranti e appena colorati, li ho lasciati raffreddare e li ho passati al mixer, polverizzandoli.

Ho impastato velocemente e in punta di dita, 250 g di farina setacciata, i semi di zucca in polvere, mezzo cucchiaino di vaniglia naturale, un bel pizzico di sale, 100 g di zucchero a velo e 180 g di burro non freddissimo e due tuorli. Ho fatto la palla, l’ho “impellicolata e frigata” e dopo alcune ore ho ricavato i cornetti, che ho cotto in forno a 180° per 10-12 minuti.

Una volta raffreddati ho pucciato le punte dei cornetti nel cioccolato di copertura, burrosi e nocciolati, ma con un gustino che non si capisce e lascia sorpresi.

A ma non è mica finita qui ho fatto anche i

CUORICINI ALLO ZENZERO CANDITO e DRIPPING DI CIOCCOLATA

Ho tritato molto finemente (col mixer, insieme allo zucchero) 50 g di zenzero candito e 100 di zucchero a velo. Li ho impastati velocemente con 200 g di farina setacciata, 120 g di burro, 100 g di mandorle pelate e tritate finissime, un uovo. Solita palla-pellicola-frigo.

Ho steso la pasta sottilissima, spolverizzando la spianatoia con zucchero a velo mescolato a farina di riso, ho ricavato tanti cuoricini, li ho passati al forno su teglie con carta a 180° per 10-12’.

Una volta raffreddati, ho accoppiato i cuoricini con marmellata di albicocche e ho decorato con un “action painting” di cioccolato alla Pollock, un dripping goloso, per la gioia della bee che, orripilata, ha trovato la cucina tigrata!

Cosa ci ho fatto con le chiare, beh, non potevo mica buttarle noo? E allora

MAKRONEN ALLA MOKA

Che poi sarebbero dei macaron, delle meringhette insomma, ma chiamarli così mi intimorisce un pochino.

Ho montato a neve durissima tre chiare d’uovo con un pizzicone di sale (lo so che la ricetta sopra lasciava in frigo solo due chiare, ma non penserete che abbia fatto SOLO questi pochi biscottini vero?).

Alle chiare durissime ho aggiunto, poco alla volta, 200 di zucchero e alcune gocce di succo di limone, alternandoli, e ho continuato a montare finché lo zucchero non si è sciolto del tutto e la massa è diventata lucida. A questo punto ho aggiunto, mescolando dal basso all’alto per non smontare tutto, 100 g di nocciole e 100 di mandorle tostate e tritate finissime al mixer, con due bei cucchiai di caffè, aggiunti durante la macinatura delle mandorle.

Ho messo nella sacca e ho spremuto i mucchietti sulle teglie imburrate e infarinate. Ho passato al forno a 160° per circa 15’, ho lasciato raffreddare e ho accoppiato con crema di nocciole e cioccolato fondente, per gli amanti del gusto moka cioccocaffè.

Le foto ritraggono anche altri biscottuzzi, ma adesso sono veramente stanco, e domani si ricomincia! Buona settimana e buon anno, saluti golosi cat