cucino in giardino

sentieri golosi tra fiori e verdure

lunedì, febbraio 26, 2007

mememuffin

Ahhh, finalmente libero: nik a letto, mrs. Bee è bloccata sul divano con la piccola cozza patella malata, ho sparecchiato, fatta la lavastoviglie,e ora MUFFINTIME!

Mi dispiace canny se ti ho fatta aspettare fino all’ultimo, ma mi è venuta l’ispirazione solo stasera!

Questo post partecipa al meme dei muffin!

E allora pronti via:

MUFFIN DI FARINA DI CASTAGNE, PECORINO, UVETTE ED ERBE

Muffin salati, così non “spezzo” il ramadan di dolci (visto cosa ci si inventa, ma pensate a tutti i meravigliosi piatti di magro, delizia dei vegetariani, che in millenni di quaresime siamo riusciti ad inventare!).

Allora, ho setacciato in una terrina di metallo 80 g di farina di castagne con 175 g di farina bianca, 80 g di pecorino romano saporito, un pizzico di sale, un pizzico di peperoncino, 3 cucchiaini di lievito naturale (cremortartaro mescolato a bicarbonato di sodio) e due cucchiai di zucchero di canna muscowado (quello che sa un po’ di liquirizia).

In una tazza ho versato 240 g di latte tiepido, 80 g di olio evo saporito, 1 uovo.

A parte ho preparato un trito di foglie di salvia, rosmarino e maggiorana fresche e un pugnetto di uvette messe a bagno e ben strizzate.

Ho aggiunto agli ingredienti secchi quelli umidi e per ultimo le erbe e l’uvetta. Con un cucchiaio in metallo ho mescolato, non frullato, gli ingredienti e ho versato l’impasto nei pirottini.

Via, in forno bello caldo per 20’ a 170°.

Dal sofà del soggiorno, una voce semi-addormentata mi ha gridato M.B.: ma sei fuori? Cos’è ‘sto profumino?

Cat:I muffin per il meme della canny!

M.B.: ah allora…

Per fare le foto (domattina non avrei avuto tempo!) ho fatto incetta di lampade da tutti i comodini della casa e ho montato uno studio fotografico dei poveri, sul tavolo della cucina, con la coda dell’occhio ho visto i miei dirimpettai (tutta la famiglia!) stipati alla portafinestra a chiedersi: ma quello lì cosa starà facendo? Domani dovrò almeno offrir loro un muffin !

domenica, febbraio 25, 2007

neve

Oh, finalmente un po’ di neve!

Beh, a dire il vero siamo andati a cercarla, ma era da natale che avevamo voglia di una bella nevicata.

Finalmente anche il paesaggio in montagna ha riacquistato il suo aspetto normale.

Fino a pochi giorni fa le località sciistiche erano veramente bizzarre: fango marrone e prati giallastri, alternati a candide colate di neve artificiale.

Mi ricordavano quei presepi venuti male, con la neve finta spruzzata sulle palme e sulle casette in stile mediterraneo, ma non in modo omogeneo, così a chi becco becco!

Capisco che la neve artificiale possa costare un sacco di soldi, ma gestori delle piste da sci, non fate i taccagni! e spruzzate un po' di neve anche sugli alberi o almeno in modo un po' più "morbido" , prendete spunto dalla natura.

Anche al disgelo ci sono chiazze di neve e chiazze di prato, ma non sono mai mai tirate con la squadra!

Neve in montagna acqua in città, cielo grigio, umore balengo, che fare? Un bel piattino di quelli elaborati, da perderci un pomeriggio, ma che scaldano la cena.

SEPPIE IN UMIDO CON CANNELLINI

Si, per pulire la megaseppia fresca ci ho impiegato quasi un pomeriggio!

Ogni volta giuro che non comprerò mai più seppie da pulire, poi, di solito dopo qualche mese, mi dimentico e ci ricasco. IO ODIO PULIRE LE SEPPIE! Mi infilo i guanti e mi avvolgo un panno intorno al naso, dopodiché comincio ad armeggiare con forbici e coltelli, maledicendo la volta che mi è venuto in mente di acquistare il molluscone (e pensare che in un lontano passato mi era balenata l’idea di fare medicina?!!)! la cosa che più mi inorridisce e togliere gli occhi!, però penso: dici di essere vegetariano?! E allora devi anche pulirtele le cose che ti mangi!

Dopo ore di bestemmie cinesi e conati, da un’immensa seppia nera tutta tentacoli, occhi e becco, sono riuscito a ricavare delle meravigliose e asettiche striscioline bianche, che mi accingo a cucinare.

Ho soffritto mezza cipolla e un bel pugno di prezzemolo in olio evo, ho lasciato appena imbiondire e ho aggiunto le seppie, ho fatto rosolare per alcuni minuti e ho aggiunto un bel bicchierone di vino bianco secco; ho lasciato evaporare a fuoco vivo, ho abbassato la fiamma, ho nesso il coperchio e ho aspettato che si cucinassero per circa mezz’ora.

A questo punto ho aggiunto un po’ di peperoncino e una tazza di fagioli cannellini, precedentemente lessati al dente con una foglia di alloro, un mestolo della loro acqua di cottura e un cucchiaio di concentrato di pomodoro.

Ho lasciato cuocere ancora per 10’ e poi ho servito con prezzemolo fresco e crostoni di pane, se fosse stato più freddo, una bella polentina avrebbe completato il piatto! Saluti golosi a tutti

martedì, febbraio 20, 2007

siamo fritti

In questo periodo sono stato un po’ latitante, è iniziato il delirio primaverile, tutti si svegliano solo adesso e pretendo per “subito!!” progetti, computi, e ogni altra assurda richiesta.

Questa fine settimana, ho accompagnato i piccoli mostri dai nonni, e avevo già pregustato un’altra puntatina al super natura & Co. (dovrebbero essere già pronte altre belle erbette selvatiche da raccogliere!), ma il nonno ci ha precettati e, in cambio di un babysitteraggio di quasi una settimana, ci ha gentilmente schiavizzati per eliminare una siepe di noccioli, ormai sfuggita ad ogni controllo.

Non ho avuto il tempo di fotografare nulla, e quando abbiamo finito con la siepe , ormai era buio.

Però, in questo periodo nevrotico, per fuggire lo stress, come al solito ho cucinato una valangata di dolci e, siccome siamo sotto carnevale, ho pensato bene che dei bei dolciozzi fritti mi avrebbero tirato su il morale, e allora ho fritto, eccome se ho fritto!.

Poi mi sono venuti i sensi di colpa e allora ho pensato che se avessi usato farina integrale negli impasti forse il colesterolo mi avrebbe un po’ ringraziato!

MAI FARSI VENIRE I SENSI DI COLPA CON I DOLCI DI CARNEVALE…sono venuti buoni si, ma non proprio goduriosi come me li sognavo!

Quindi :

venghino venghino siori e siore, benvenuti alla sagra del fritto!!

Iniziamo con i

FASCHINGSKRAPFEN

I Faschingskrapfen, sono il dolce per eccellenza dalle nostre parti, i bomboloni ripieni di marmellata di albicocche o crema pasticcera.

Ho fatto la fontana con ½ kg di farina (io ho usato quella integrale ma VI prego NON fatelo anche voi!!) con una busta di lievito di birra disidratato, 50 g di zucchero, un pizzico di sale e ½ litro di latte tiepido. Ho lasciato lievitare per ¼ d’ora, poi ho aggiunto 50 g di burro morbido, 5 tuorli e una punta di cucchiaio di polvere di vaniglia naturale, ho impastato generosamente, sbattendo più volte la pasta sul tavolo e facendo sussultare la signora di sotto!, finché la pasta non è diventata bella lucida e liscia, l’ ho lasciata lievitare coperta da un canovaccio per 1 ora. Poi ho steso la pasta col matterello in uno spessore di circa 2 cm, con uno stampino ho ricavato dei tondini, che ho messo nuovamente a lievitare per 20’. Ho fritto i krapfen in olio di arachidi bello caldo, se volete l’anellino giallo intorno al Krapfen dovete coprire col coperchio la padella! Ho scolato i krapfen su cartapaglia, li o farciti con la marmellata e li ho spolverizzati di zucchero a velo (aspetto i commenti cattivi di mrs. Beee!)

Poi mi sono prodotto nelle

FRITTELLE (fritole de santurco) DI MAIS E UVETTE

Dato che ci si impuzzolentisce la casa, tanto vale friggere un bel po’ di roba no?

Ho messo sul fuoco ½ litro di acqua e ½ litro di latte, un pizzico di sale e 75 g di zucchero, a bollore ho versato a pioggia 100 g di fioretto di mais, ho abbassato la fiamma al minimo e ho lasciato cuocere la polentina dolce per 20’ circa, a pentola coperta.

Nel frattempo ho montato in una terrina 2 uova, 100 g di burro morbido, 75 g di zucchero e cannella a volontà, finché non ho ottenuto una spuma soffice.

Ho aggiunto la polentina, ormai raffreddata, e ho passato alla frusta elettrica, poi ho aggiunto 150 g di uvette rinvenute in acqua e rum, un bel bicchierino di liquore d’arancia, buccia di 1 arancia e di 1 limone grattata, e 250 g di farina mescolata ad una bustina di cremortartaro e bicarbonato (ho trovato le bustine già mescolate del “baule volante”!) e ho sbattuto per bene.

Ho fritto a cucchiaiate in olio di arachidi bello caldo, ho spolverizzato di zucchero a velo e cannella.

Sono delle frittelle che rimangono un po’ umide all’interno, ma morbidissime e ben cotte! Si può sostituire il mais con il semolino. Queste frittelle sono un retaggio della nonna veneta!

E per finire mi sono prodotto nei sudtirolesissimi

MOHNKRAPFEN

Che non sono altro che crostoli o chiacchiere, ripiene di papavero!

Ho impastato 350 g di farina bianca con 150 g di farina di segale (anche stavolta, ahimè! ho usato quella integrale) 50 g di burro morbido, 1 bicchiere scarso di latte e uno di yogurt, un pizzico di sale e due cucchiai di grappa. Ho lavorato bene l’impasto, che la segale rende sempre un po’ appiccicoso, e l’ ho lasciato riposare 1 notte in frigo.

Il giorno dopo ho preparato il ripieno: ho macinato finissimo 100 g di semi di papavero tostati in padella senza olio, poi ho fatto una polentina con un bicchiere di latte, una noce di burro, la buccia di 1 limone grattato un pizzico di cannella e i semi di papavero macinati. Ho lasciato cuocere per pochi minuti e poi ho messo a raffreddare.

Ho tirato la sfoglia con l’imperia, non troppo sottile, tacca 5, ho spalmato il papavero a cucchiaiate sulla pasta e ho coperto con un’altra striscia di pasta, ho chiuso bene e ho ritagliato dei tortelli rettangolari.

Ho fritto in abbondante olio di arachidi, tenendo sommersi i Krapfen con un cucchiaio di legno, ho spolverizzato con zucchero a velo. Sono più buoni se si riesce ad aspettare qualche ora, lasciando il tempo al ripieno di cedere un po’ di umidità all’impasto, ma anche belli caldi sono una favola!

I Krapfen o Kropfen o Krapln o Crafons, a seconda del dialetto della valle di provenienza, sono una specialità casalinga sudtirolese, ne esistono 1000 varietà, con 1000 ripieni, quelli al papavero sono i miei preferiti, seguiti da quelli riempiti di semini di anice e miele!

Con ‘sto carico di trigliceridi e colesterolo, sono quasi contento che domani inizi la Quaresima, e il mio ramadan di dolci! Saluti golosi a tutti cat

sabato, febbraio 10, 2007

un cinese freddoloso

Ancora bacche, di un bel blu acceso, messe in evidenza da rametti color rosso lacca, quale abbinamento poteva essere più cinese di così?!

Sono le bacche del Viburnum davidii, un piccolo arbusto di origini cinesi.

I viburni sono una mia grande passione, si potrebbero creare giardini mai noiosi solo con questa specie; ci sono quelli sempreverdi, quelli a fioritura continua, quelli con bacche bellissime e colorazioni autunnali spettacolari, quelli da sole, da ombra, quelli da montagna e da clima mediterraneo, quelli asiatici e quelli autoctoni.

Appunto!…perché mi ostino ad utilizzare il Viburnum davidii anche qui a BZ, dove, per campare campa, ma poverello basta un soffio gelido e gli si lessano le foglie! (vedi foto!)

E’ che mi piace troppo, e prima o poi lo troverò un esemplare meno freddoloso, magari se lo innaffiassi con la grappa?

Voi che vivete in posti anche solo un po’ più miti, non privatevene e piantatelo in balcone, in giardino, dove volete! È sempreverde, rimane piccolino, non ha bisogno di molta acqua, preferisce la mezz’ombra e in autunno-inverno si ricopre di queste bacche strepitose, dai bagliori metallici!

Meglio piantarne due vicini, ci si garantirà una migliore produzione di bacche!

Voglia di Cina anche in cucina!

Io vado matto per la cucina cinese (lo so che si dovrebbe dire “le cucine cinesi”, perché, altrimenti, suonerebbe un po’ come vado matto per la cucina europea!).

Allo stesso tempo non sopporto il glutammato! Come fare? Mai provato a cucinare cinese a casa?! Molto ma molto meglio del ristorante! Anche perché ci si può servire di cibi freschi.

Negli anni 80 faceva molto figo il ristorante cinese (di ristoranti giappo, sushi bar ecc. neanche l’ombra, non se li filava nessuno – anzi a Mi c’era il suntori, ma ragazzi, ci sono andato solo 1 volta, da studente, per festeggiare un votone, e la cena degustazione mi è costata come una mezza vacanza!).

Però, ogni volta che cenavo al cinese, uscivo con la lingua salmistrata le palpebre tipo rospo e un malditesta di quellitosti, che fare? Ho provato a cucinare cinese! grazie ad un libro vecchiotto si, ma che mi pare ancora insuperato per semplicità e riuscita delle ricette: come cucinare cinese, di Antonella Palazzi ed. Sonzogno (chissà se si trova ancora su qualche bancarella?). La ricetta di oggi è un’ispirazione.

TOFU CON PEPERONI

Ho soffritto in una grande padella antiaderente la parte bianca di due cipollotti e una fetta di zenzero tritato in tre cucchiai di olio di sesamo, ho aggiunto un peperone rosso tagliato a striscioline, salsa di soja, un pizzico di zucchero, due cucchiaiate di sakè, alcune cucchiaiate di brodo vegetale e ho “saltato” a fiamma alta per alcuni minuti, per ultimo ho aggiunto un panetto di tofu fresco a cubetti e ho lasciato insaporire bene. Ho abbassato il fuoco e ho aggiunto un cucchiaino di maizena sciolto in un cucchiaio d’acqua fredda, ho lasciato addensare per un minuto e ho accompagnato con riso glutinoso bollito.

Se sapessi come si dice buon appetito in cinese ve lo direi…saluti golosi cat

lunedì, febbraio 05, 2007

ruggine

Le fioriture scarseggiano e allora…avanti con i materiali per il giardino e il balcone.

Volenti o nolenti anche per il giardino, come per l’arredamento di casa, ci sono le mode e c’è chi le segue o chi proprio non se ne cura!

Ad ognuno il proprio gusto, io sono qui solo per suggerirvi delle idee.

Da quello che ho visto in giro, e da quello che vedo pubblicato sulle riviste specializzate, oggi ci sono due modi diametralmente opposti di pensare ai materiali del giardino/balcone: c’è la via tecno-pop (un po’ anni 70’) tutta materiali plastici colorati, lisci, blobbosi o cubici, o, al contrario, la via della “patina”, che predilige materiali che si modificano col tempo, creando patine e strati che “impreziosiscono” e rendono uniche le superfici.

Io sono per la terza via: diamo una bella mescolata!, così materiali un po’ tetri, come gli acciai zincati, quelli arrugginiti e il cemento, acquistano nuova vita e un po’ di allegria da bei pezzi colorati di arredo bizzarro. Il giardino è o non è il luogo dove lasciare libera la mente, e allora tutto ‘sto grigiume di superfici lisce e perfette, tutto questo acciaio inox, secondo me hanno bisogno di un po’ di colore.

Un materiale che sta prendendo sempre più piede e l’acciaio cor-ten, che appartiene alla famiglia dei materiali con patina, e che patina!

Il cor-ten è una lega di acciaio contenete del rame che, ossidandosi, forma una bella superficie rugginosa, che si fissa in profondità negli strati del metallo.

La lamiera di cor-ten è resistente all’acqua e, nelle mani di un buon artigiano (fondamentali sono le saldature!) si adatta perfettamente a formare vasche, fioriere su disegno e anche giochi d’acqua!

Un’unica accortezza: fatevi realizzare il manufatto con largo anticipo! Deve stare all’aperto almeno un bel sei mesetti, perché la ruggine, finché non è ben fissata, lascia il suo bel colorino proprio dove non dovrebbe (pavimenti di pietra o legno, intonaci freschi di pittura ecc.), con colature che non verranno più via!

Rosso anche nel piatto!

TONNO ALLA MANIERA DEL SUD

Dal pescivendolo di fiducia c’era un trancio di tonno che proprio mi ingolosiva, me ne sono fatto tagliare un paio di fette belle spesse e le ho cucinate così, un po’ a memoria, un po’ inventando, questa salsina agrodolce che non so più se abbia origini siciliane o partenopee?

Ho fatto un sughino con uno spicchio d’aglio intero, un po’ di cipolla tritata fine, un pizzico di peperoncino e dei filetti di pomodoro sotto-vetro.

Ho lasciato cuocere un pochino e poi ho aggiunto una manciata di pinoli e di uvette ammollate, ho regolato di sale e ho aggiunto un paio di cucchiai di aceto bianco. Ho lasciato evaporare l’aceto e ho aggiunto i tranci di tonno, ho coperto la pentola e ho abbassato la fiamma al minimo; ho lasciato cuocere per circa 15 ‘ girando i tranci una sola volta. Ce li siamo pappati con crostoni di pane casereccio (quelli della foto li ho tagliati col coppapasta – e mi sono cuccato del maniaco indovinate da chi!?) saluti golosi cat